20 Ottobre, 2019

Tag: Thomas Pynchon

Dal nostro archivio

Se il Papa si suicida…

Giuliano Pesce, L'inferno è vuoto. "In un romanzo mirabolante che si sviluppa in soli tre giorni, incontriamo un sacco di personaggi interessanti e bizzarri, a partire da Bara e Beccamorto che a dispetto dei nomignoli sembrano un duo comico, con le loro divise da becchini, il loro inseparabile carro funebre, presi come sono dai loro continui battibecchi sulla morte..."

Una vita per la Costituzione

Carlo Smuraglia. Con la Costituzione nel cuore. "In definitiva, da questo libro si sprigionano degli insegnamenti che un Paese che ha smarrito il senso della memoria e il valore della riflessione non può ignorare, se non vuole definitivamente spegnersi: la memoria come forma di conoscenza, di analisi e valutazione dei fatti, base della vita comune di un consesso che vuole dirsi civile. Il rischio dell’oblio, della cancellazione di ciò che è avvenuto, ciò che si è acquisito, forse il peggiore dei mali."

Albertine. Desiderio espanso in ogni dove

Anne Carson, The Albertine Workout. "In 59 frammenti e alcune appendici il grande amore di Marcel, Albertine, viene sezionata e presa fra le braccia, in senso metaforico e reale, nel pieno dei suoi passaggi nel vasto mondo della Recherche, testimoniandone presenze e assenze e trasformazioni."

Un’attonita Parigi

Enrico Pandiani, Un giorno di festa. "L’altra grande protagonista, tutt’altro che invisibile, resta però Parigi. Ancora attonita dopo il recente episodio terroristico del Bataclan, che Pandiani ricorda nelle sue pagine tentando d’interpretare il punto di vista di chi, diversamente da noi, nella città che ne è stato il tragico teatro ci vive tutti i giorni."

Zena, o cara…

Simone Pieranni, Genova macaia. "Ogni capitolo è formato dal dialogo intrecciato fra il padre, la nonna, la madre, lo zio: parole perentorie tagliate con l’accetta, e che non ammettono vuoti di memoria perfino quando la discrezione è quel che più viene esibito dal carattere sarvegu (che non gradisce confidenze e smancerie) dei genovesi. Bolzaneto, affettuosamente Bolza da sempre, per l’autore nato nei primi anni ’70, è prima di tutto il mito negativo di quella frontiera denominata Giro del vento dove risiedeva (si fa per dire) Minghella, pluriomicida di donne, alcune delle quali prostitute."