24 Gennaio, 2020

Tag: Lalla Romano

Dal nostro archivio

L’incomprensibile natura

Laura Pugno, La metà di bosco. " Il protagonista giunge in quel luogo alla ricerca del passato, e di una quiete che nella sua esistenza attuale gli appare lontanissima. Troverà il sonno ristoratore, il freddo tonificante delle acque marine intorno, ma verrà travolto da un nuovo mistero vertiginoso."

Una vita per la Costituzione

Carlo Smuraglia. Con la Costituzione nel cuore. "In definitiva, da questo libro si sprigionano degli insegnamenti che un Paese che ha smarrito il senso della memoria e il valore della riflessione non può ignorare, se non vuole definitivamente spegnersi: la memoria come forma di conoscenza, di analisi e valutazione dei fatti, base della vita comune di un consesso che vuole dirsi civile. Il rischio dell’oblio, della cancellazione di ciò che è avvenuto, ciò che si è acquisito, forse il peggiore dei mali."

Da tragedia a farsa spaziale

David Gerrold, Il viaggio dello Star Wolf. "Un teorico della letteratura “alta” storcerebbe il naso a questo cambio di registri, alle diverse ellissi, all'hysteron pròteron in cui Harlie spariglia le carte, ma per fortuna la letteratura di genere persegue altri meccanismi, e accettata la cesura il lettore segue con gran soddisfazione gli eventi e un complesso sistema dubitativo in cui ognuno si interroga: Harlie sulla necessità della menzogna, Korie sull'ambivalenza divina, Brik sullo statuto dei guerrieri Morthan."

Ritratto del passato

Wendell Berry, I primi viaggi di Andy Catlett - Può sembrare di primo acchito un romanzo in tutto e per tutto identico ai libri di Kent Haruf, autore della Trilogia di Holt (NNE edizioni). Storia ambientata in America, vite tranquille, pagine lente in cui non accade nulla. Insomma la solita solfa. E qui casca l’asino, perché questo romanzo di Wendell Berry (classe 1934, poeta, romanziere e critico ma anche agricoltore, attivista ecologista e pacifista) ha poco a che vedere con i lavori del connazionale sopracitato.

Io, umano (forse)

Leggere e rileggere oggi i racconti compresi in Visioni di robot (e in Sogni di robot) provoca un certo grado di slittamento distopico. Il futuro immaginato dalle generazioni nate negli anni precedenti le guerre mondiali è fondato su specializzazioni tipicamente “meccaniche”, figlie della rivoluzione industriale, nessuno poteva immaginare azzardi che andavano ben oltre i primi passi della science fiction, come la miniaturizzazione circuitale, o l’insondabile mare magnum delle onde elettromagnetiche alla sua massima estensione, men che meno l’avvento del Web.

Speciale Stranimondi