9 Dicembre, 2019

Tag: Franca Mancinelli

Dal nostro archivio

Il superuomo bolscevico

Eduard Limonov, Zona industriale. "Ma la vera protagonista del romanzo è Syry, la zona industriale del titolo, dove il nostro narratore abita, scrive, vive e ospita le sue donne, osserva i cambiamenti di un quartiere sempre meno popolare, fagocitato dal neoliberismo e dai nuovi ricchi. Con amarezza Limonov ne descrive le storture, la decadenza; mette in luce l’assenza di una classe operaia sempre più ai margini, della quale lui, malgrado tutto, da figlio del popolo qual è, si sente ancora parte."

Per un’etica minima della sfera pubblica

Pier Aldo Rovatti, L'intellettuale riluttante. "Un'istituzione guardata con interesse e preoccupazione dal filosofo è certamente la scuola, travolta da innovazioni tecnologiche e sociali che i soggetti che la abitano o la attraversano – studenti, docenti, genitori – faticano a mediare, risucchiati da un dilagante deficit di attenzione e da competitività e individualismo sfrenati. L'ansia per una comunità disintegrata da forme esorbitanti di atomizzazione e competizione è la lente che l'autore utilizza per leggere la restrizione degli spazi pubblici, il dilagare di forme autoritarie di populismo e l'affermazione sempre più spudorata del potere economico e politico di cerchie ristrette."

Il disegno degli affetti

Con un atto di coraggio e di forte consapevolezza civile, la giovane illustratrice decide di misurarsi con la sua biografia, quella della sua famiglia e soprattutto con la storia del suo popolo e della sua patria d’origine, heimat, appunto. Per farlo usa tutto quello che ha per le mani, tutto quello che trova nelle sue ricerche, tutto quello che le può sembrare utile a rappresentare un momento di vita e di storia vissuta.

Un lungo innamoramento

Non si può in tutta coscienza dire che la produzione letteraria di William Vollmann rasenti la grafomania di Isaac Asimov o Georges Simenon, o...

Irresistibile Michele

Michele Orti Manara, Il vizio di smettere - “Una raccolta di racconti è un oggetto strano, sfuggente. E’ un po’ come una pallina di mercurio: quando la prendi in mano per esaminarla nell’insieme si disfa in palline più piccole che scivolano di qua e di là. E appena ne raccogli una ce n’è subito un’altra che rotola via.” Ecco come la vede Michele Orti Manara, classe ’79,

Speciale Stranimondi