13 Novembre, 2019

Tag: Anna Achmatova

Dal nostro archivio

Perdenti fra vendetta e impossibile giustizia

B.Azzarello e E.Risso, Moonshine. "Una trama mirabilmente complessa a partire dalla sete di vendetta che stagna in molti fallimenti umani".

Come si dice Strega in albanese?

Elvis Malaj, Dal tuo terrazzo si vede casa mia. "Ciò che rimane chiudendo il libro è la stessa sensazione che si ottiene da una chiacchierata al bar con un caro amico al quale devi assolutamente raccontare quello che ti è successo..." Il Premio Strega, che scalda gli animi dei lettori nel periodo estivo perché tra i più seguiti e importanti sul territorio nazionale, ha visto quest’anno una prima selezione molto coraggiosa.

Profondo Argento

Dario Argento, Horror. "A parte un paio di racconti deludenti, i troppi aggettivi talvolta contrastanti tra loro, e una scrittura ingenua, bisogna ammettere che le storie restano. Continuano a girarti per la testa in maniera leggermente ossessiva, ma se l’intento è di terrorizzare il lettore purtroppo l’obiettivo non è stato raggiunto. In parte a causa di alcune lungaggini che si sarebbero dovute eliminare in fase di editing, e in parte perché gli anni ’80 sono finiti da un pezzo e la firma di Argento come regista non regge gli anni 2000 nella narrazione su carta."

Da Cave all’eternità

Reinhard Kleist, Nick Cave. "Con la severità di un’acquaforte e la cupa violenza iconoclasta e rumoristica della new wave, il fumettista tedesco crea una graphic novel d’eccezione, dando forma allo stile biblico-apocalittico del musicista. Com’è per i concerti dei Bad Seeds, la sovrapposizione tra arte e vita è pressoché perfetta, e consegna un prodotto crudo, intenso, toccante."

Normale come una catastrofe

Philippe Forest, Piena "La verità del vuoto, si apre costantemente nella vita e nella mente del narratore Piena, che non ha alcun bisogno di fronzoli stilistici, se si considera che l’orizzonte ideale verso il quale tende la narrazione sembra essere, in definitiva, lo stesso di Tutti i bambini tranne uno (1997): evitare il silenzio, e al tempo stesso il suo doppio babelico, come risposta passiva a quel che è irrimediabile e inguaribile".