19 Novembre, 2019

Tag: Andrea Roveda

Dal nostro archivio

Il senso di Michail per la neve

Michail Bulgakov, Memorie di un giovane medico. "Appena uscito dalla facoltà di medicina con il massimo dei voti, un ventitreenne Michail Bulgakov si ritrova catapultato in un piccolo villaggio sperduto nella neve che ricopre tutto, implacabile. Lì, in mezzo al nulla, dovrà fare i conti con i malati, quelli veri, i poveri del popolo con le loro credenze e diffidenze. "

Blaise Cendrars, di Claudio Asciuti

A Parigi Cendrars inizia a frequentare il mondo dei letterati: diventa amico di Cocteau, di Max Jacob, di Modigliani (che lo ritrarrà in due occasioni), di Robert e Sonia Delaunay; l’anno seguente pubblica il poemetto Prosa della Transiberiana e della piccola Jeanne de Arc, un foglio lungo due metri e illustrato dalla stessa Delaunay, primo esempio di «simultaneità», come lui stesso la definisce, che assieme alle Diciannove poesie elastiche (1919) è in qualche modo il suo contributo al futurismo; seguiranno poi altre esperienze poetiche, fino a quelle raccolte sotto il nome di Documentaires (1925) che segna il suo pressoché definitivo abbandono della poesia.

Anarchia nomade

Francesco Verso, I camminatori vol. 1 I Pulldogs; vol. 2 No/Mad/Land, Future Fiction, Una recensione di Roberto Paura. I camminatori è anche un messaggio politico: è possibile immaginare un mondo alternativo a quello odierno anche senza abbracciare le teorie della decrescita e il luddismo tecnologico, ma sfruttando le nuove tecnologie e accettando l’idea di un’evoluzione umana in sinergia con l’ambiente. I pulldog, che in origine non sono altro che degli squatters romani, gli scarti della società del benessere insostenibile, intuiscono per primi che è possibile conciliare ritmo lento e veloce, tecnologia e sostenibilità, multietnicità e legame con le proprie radici. Le antinomie del nostro tempo sono tutte risolte in questo romanzo che, come un tempo fu Straniero in terra straniera di Robert A. Heinlein, potrebbe diventare il manifesto di una nuova controcultura.

Un poema, e per giunta epico

Un poema, e per giunta epico 19 FEBBRAIO 2018 Maria Pia Quintavalla, Vitae, La vita felice Edizioni, pp. 128, € 13,00 stampa recensisce ELIO GRASSO La vita della...

California selvaggia

Io narrante della vicenda è una donna, Phoebe Siegler, che a tutti gli effetti potrebbe essere l'antitesi di Charles. Lui è laconico se non taciturno; lei è logorroica al limite dell'isteria. Lui californiano, lei newyorkese. Lui vive nell'Inland Empire, una zona semiselvaggia nell'entroterra; lei è il classico animale metropolitano, al punto che le montagne della California e il cielo non schermato dai grattacieli la mettono a disagio. Lui è un uomo d'azione, un investigatore privato specializzato nel recuperare ragazzi e ragazze scappati di casa e magari finiti dentro sette e culti dei quali lo stato sul Pacifico non è mai a corto; lei una giornalista del New York Times stravolta per la vittoria elettorale di Trump. Lui un tipo selvatico e schivo; lei un'intellettuale sofisticata e loquace. Lui è uscito da un film dei fratelli Coen; lei da una pellicola di Woody Allen.

Speciale Stranimondi