Opera prima

Recensione della prima pubblicazione di un grande autore. Orwell, Pavese, Salgari, De Lillo, Adams… una serie quasi infinita di esordi: di libri che hanno rotto il ponte di un’esistenza. Cosa baluginava dentro quelle prime pagine a indicare una futura grandezza?

È fatto giorno (1954) di Rocco Scotellaro

È fatto giorno (1954) di Rocco Scotellaro

È fatto giorno (1954) di Rocco Scotellaro. Primo piano di Roberto Derobertis. Nel 1954, Mondadori manda in stampa, nella prestigiosa collana poetica dello Specchio – che ospita, tra gli altri, Ungaretti, Saba, Quasimodo e Zanzotto – È fatto giorno del poeta lucano Rocco Scotellaro. È la sua prima raccolta di versi. L’autore è morto da pochi mesi, giovane e dopo una vita piena: è stato militante socialista e sindaco di Tricarico – piccola cittadina in provincia di Matera con un centro storico arabo noto come Rabatana –, poeta, saggista e autore di inchieste sociali sul Mezzogiorno.

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Opera Prima: I ventitré giorni della città di Alba, di Beppe Fenoglio

Opera Prima: I ventitré giorni della città di Alba, di Beppe Fenoglio

I ventitré giorni della città di Alba, di Beppe Fenoglio. “Nei 12 racconti abbiamo in nuce tutto quel che Fenoglio sviluppò fino alla sua morte precoce; tranne forse quell’interferenza audace e geniale tra inglese e italiano che troviamo nelle pagine del Partigiano Johnny. Ma tra le righe della prosa fenogliana si distingue una matrice che, per linearità e sintesi, non può essere l’italica prosa d’arte, ma nella sua concretezza e pragmaticità fa pensare al grande romanzo inglese, che Fenoglio conosceva come pochi, e senza intermediari; e quelle Langhe selvatiche, barbariche, sono così vicine allo Yorkshire primordiale e tellurico di Cime tempestose, amatissimo dal narratore di Alba, che ne scrisse un adattamento teatrale”.

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Il cielo rosso del coraggio

Il cielo rosso del coraggio

Giuseppe Berto, Il cielo è rosso. “Uno dei primi romanzi ambientati sul finire della Seconda guerra mondiale ed editi durante la ricostruzione, quando il Paese era ancora un cumulo di macerie e le sue profondissime ferite lungi dall’essere rimarginate. Berto lo scrisse durante l’estate del 1944 nel campo di prigionia di Hereford, nel Texas, mosso dal lancinante senso di colpa di chi, confessò in seguito, “come italiano e fascista sente di aver contribuito allo scatenarsi della guerra”.

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Lo stadio di Wimbledon, di Daniele Del Giudice (1983)

Lo stadio di Wimbledon, di Daniele Del Giudice (1983)

“Lo stadio di Wimbledon” è il primo romanzo pubblicato da Daniele de Giudice; la sua opera prima che si dipana in una ricerca biografica destinata a diventare quasi evanescente. Italo Calvino scrive di questo romanzo: “Chi ha posto giustamente il rapporto tra saper essere e saper scrivere come condizione dello scrivere, come può pensare d’influire sulle esistenze altrui se non nel modo indiretto e implicito in cui la letteratura può insegnare a essere?”

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