Nella nuvola: ancora notizie da Più Libri Più Liberi

riferisce UMBERTO ROSSI

Come l’anno scorso, mi limiterò a scrivere appunti sparsi. Un salone del libro, anche se riservato alla piccola editoria (che poi tanto piccola non sempre è, visto che c’era pure Sellerio, tanto per dirne una), è tante cose insieme. Una serie di incontri, presentazioni, chiacchierate, visite a stand, che si susseguono a ritmi discretamente frenetici, un occhio sullo smartphone a vedere che presentazione c’è a quell’ora, un altro sul programma a cercare la postazione della casa editrice che tieni sott’occhio da tempo, ma attenzione che tra le quattro e le quattro e mezza potrai trovare allo stand l’addetto stampa di quell’altra casa editrice, prima hanno una presentazione e certo non possono parlare con te, dopo ne hanno un’altra e idem… ecco, scrivere tanti piccoli schizzi separati rende meglio l’idea. Che poi, non sei solo tu a vederla così, ma tutti. Tutti di corsa, tranne forse i visitatori (ho detto forse, eh?).

Aggiungiamoci l’atmosfera che crea la Nuvola, dove ancora una volta si è tenuta la manifestazione; come già ho detto, sembra sempre di stare in un terminal aeroportuale, e questo contribuisce all’ansia. Un attimo pensi “dove diavolo sta lo stand M02?” e poi “a che ora parte il volo per Londra?”

Comincio proprio dallo stand M02. Future Fiction. Alla fine sono e resto un fantascientista, e non puoi non amarla, una casa piccola e intraprendente che nonostante tutto si è dedicata alla fantascienza, quel genere che, stando a sentire i so-tutto-io dell’editoria, non vende, anzi NON VENDE (te lo dicono a lettere cubitali; le senti, le maiuscole). Ci trovo vecchie conoscenze, l’inarrestabile Francesco Verso e l’imperturbabile Roberto Paura; parliamo dello stato dell’arte, e la cosa grossa, da loro, è Clelia Farris, al momento indubbiamente la più interessante scrittrice di fantascienza italiana, e quella senz’altro più dotata stilisticamente. La Farris ora pubblica con Future Fiction, dopo varie vicissitudini editoriali, e come mi spiega Verso ora appare in traduzione sulle riviste americane. Non è cosa da poco.

Nei pressi di Future Fiction ci trovo Saldapress, specializzati nel fumetto fantastico fantascientifico orrorifico. Stampano bellissimi rilegati, e stanno tirando fuori cose molto interessanti. Non è il fumetto d’autore di profilo colto, ma riserva vere sorprese, come Kill the Minotaur, che verrà presto recensito da PULP Libri. Anche loro una casa da tenere d’occhio, assolutamente.

In mezzo al bailamme dell’ora di pranzo (quando cominci a sgomitare per farti strada) trovi Luca Briasco, ora minimum fax. Ci saluta, me e Paolo Prezzavento (che in questa fase della peregrinazione nel salone ancora mi stava dietro), come vecchi amici, e ci fermiamo a scambiare notizie. Subito due nomi: Vollmann e Lieberman. Il primo che è entrato prepotentemente nel catalogo minimum fax con I fucili, già recensito su PULP Libri, e Luca ci anticipa ben altri sette titoli a venire, tra cui la ripubblicazione de La camicia di ghiaccio, un tempo edito da Alet e ora fuori stampa. Ma non solo quello. E poi c’è Città di morti, la riscoperta di un forensic triller che anticipò tutti gli anatomo-patologi a venire già negli anni Settanta, e che recentemente ha avuto la benedizione di Augias. E altre riscoperte sono all’orizzonte, come la ripubblicazione de I guerrieri dell’inferno di Robert Stone, edito nel lontano 1978 e da allora sparito dalle librerie.

Presentazioni. Che strane esperienze. Vado a quella organizzata da ADD (altra casa editrice da tenere d’occhio), dove trovo Gianni Riotta e Gary Younge: presentano il libro di quest’ultimo, Un altro giorno di morte in America. Younge, nativo delle Barbados, giornalista del Guardian e di The Nation, è singolarmente pacato e anglosassone, pur parlando di un tema decisamente inquietante come l’uso e l’abuso delle armi da fuoco negli Stati Uniti. Ha seguito la storia di sette persone morte sparate in un solo giorno del 2013, quei morti che meritano solo un trafiletto in giornali locali. Sette persone uccise in posti lontani tra loro, accomunate dalle pistole che li hanno freddati e dall’avere, ma guarda un po’, tratti somatici non europei… Riotta invece era agitatissimo. Facevano un curioso contrasto, ma alla fine ti invogliavano a leggere il reportage di Younge. ADD fa cose molto diverse (vanno forti sul fumetto asiatico), però su tutti i fronti ci mettono impegno.

Visita a Neo, una piccola casa editrice basata a Castel di Sangro (AQ), nell’Abruzzo profondo, quasi Molise. Ho notato che c’è un fermento di editoria in posti dove vent’anni fa sarebbe stata impensabile; mi viene in mente Tunuè a Latina, tanto per fare un esempio. Conseguenza anche della digitalizzazione e di internet che rendono le province meno province e le metropoli meno centrali – anche se da questo punto di vista in Italia siamo come al solito tremendamente indietro. Mi propongono un romanzo distopico, Genesi 3.0, di Angelo Calvisi. Lo faremo, lo faremo. Distopia della valle del Sangro; questo XXI secolo riserva le sue sorprese.

Panini a 5 euro, bottigliette di acqua minerale a 1,50 euro. Lo so, non c’entra niente con i libri, ma lo dovevo dire: è un furto! (E così, alla fin fine, l’ingresso alla manifestazione a 8 euro se hai la tessera dell’ATAC o un biglietto vidimato del trasporto pubblico diventa tutto sommato accettabile…)

E poi c’è Cliquot, piccolo editore che fa cose tanto belle, come la raccolta di racconti di Fritz Leiber curata da Federico Cenci (che li ha anche ben tradotti). Ora hanno questa perla d’antiquariato, Gomoria, romanzo gotico dimenticato di De’ Medici: veste editoriale bellissima. Lo recensirà l’inarrestabile Walter Catalano. Stay tuned.

Folla davanti alla Sala Polaris. E che ci sarà mai lì dentro? Niente, libro su Salvini. Ah, buone notizie. Continuiamo così.

Passo davanti allo stand di Capponi: telecamera e riflettori accesi. Troupe della RAI? Addirittura? Intervistano Stella Nosella, autrice di Sebastian’s Chronicles. Premio Strega Ragazze e Ragazzi. Fantasy. La Rowlings italiana, dice qualcuno. Vabbè, non esageriamo; comunque, segno certo che il fantasy continua a tirare.

Nicola Pesce Editore. Stanno facendo un lavoro encomiabile sui grandi fumettisti italiani del passato, Toppi e Battaglia in primis, ristampati in rilegato con colori di qualità. Senza trascurare Benito Jacovitti, l’uomo che faceva crescere le matite dal terreno e camminare i salami. E il Lovecraft di Battaglia, mettiamoci anche quello. Anche loro li stiamo seguendo con interesse.

Andiamo anche da Lindau. Abbiamo recensito diverse loro uscite (Wendell Berry, Pablo Simonetti); valide le loro scelte, e poi una grafica che resta impressa senza essere chiassosa. E senza scimmiottare quella delle majors. Non si giudicherà un libro da una copertina, però le copertine (parte quello che gli accademici chiamano il paratesto) qualcosa contano, e molto comunicano. Inoltre, nel loro stand non ti dicono “l’addetto stampa è in giro il responsabile editoriale non è qui l’editore è da qualche altra parte”. No, ci sono loro due, gli editori, in persona. E fa piacere vedere la casa editrice “in faccia”.

Stessa cosa per Keller. Parli col signor Keller in persona. Rapida consultazione del nostro sito: li abbiamo recensiti ben cinque volte dal luglio 2017 a oggi; e non tengo conto della prima vita di PULP Libri, quando eravamo di carta. Vorrà dire qualcosa, se Paolo Simonetti, Elio Grasso e Sara Tosetto (tre critici ben diversi, garantisco) si sono occupati di loro. E proprio domani esce la recensione di Il morto nel bunker, di Pollack, a opera di Elio Grasso; ancora Keller. Sì, decisamente una casa editrice che spicca.

Iperborea sarebbe una piccola casa editrice? Ho qualche dubbio. Ormai non più. Per parlare con l’addetta stampa corro alla presentazione di Cucinare un orso, Mikael Niemi, presente l’autore affiancato da Giordano Meacci. Anche qui, la strana coppia: Meacci che vola alto con ragionamenti metaletterari, presentati con gran passione; Niemi, uno svedese del nord non privo di sangue sami (quelli che noi chiamiamo lapponi), che racconta non senza un humour assai britannico aneddoti della sua vita e di quella di Laestadius. Quest’ultimo è il protagonista di Cucinare un orso, un botanico e riformatore religioso realmente vissuto nel XIX secolo, tramutato da Niemi in detective che deve indagare su alcuni delitti nella sua città di Pajala. A questa presentazione ho assistito per caso, ma me la sono veramente gustata (e poi Iperborea la teniamo d’occhio…).

Un salto da Mattioli 1885 a parlare di Dubus e degli altri eccellenti recuperi di letteratura americana. Ricordatevi sempre che Il giorno della locusta di Nathanael West con la copertina originale lo pubblicano loro. Tra una cosa e l’altra mi dimentico di chiedergli perché 1885. Verifico sul sito: o perbacco, ma perché sono in attività da allora. E continuano a portare in Italia il grande, grandissimo Dubus, maestro della narrativa breve al pari del più famoso Carver e forse con merito ancor maggiore.

Non si poteva non andare da Exòrma, che ha ospitato per ben due volte nelle sue edizioni Claudio Morandini, e che stampa tante altre cose, ma ne ha già parlato Sara Tosetto nel suo pezzo, per cui non mi dilungo. E poi ancora da Piano B, che stiamo seguendo per la saggistica, con riproposte di pregio come Bernays e Macdonald. E poi da 66thand2nd, dei quali ho recensito il tesissimo e agghiacciante romanzo di Manoukian, Ciò che stringi nella mano destra ti appartiene; abbiamo anche recensito i libri della Omotoso e della Igoni Barrett. Come si fa a non apprezzare una casa editrice che dà spazio agli africani; e poi, essendo romani, c’è anche la simpatia per l’underdog (come dicono gli inglesi), per cui ti viene da tifare per le case editrici del centro-sud che sfidano la storica egemonia editoriale del Nord.

Infine, momento emozionante da Edizioni Sur: vedo sul loro banco ben due graphic novel (o histories?) di Muñoz e Sampayo, Billie Holiday e Carlos Gardel. Già questo mi manda in estasi, io che da ragazzino leggevo le storie di Alack Sinner su Alterlinus, brutali e metropolitane, il noir a fumetti prima di Sin City e Frank Miller. Poi mi dicono che nel pomeriggio ci sarà José Muñoz in persona a firmare e disegnare sui libri. Mioddio. Ci torno trepidante, e lui c’è. Posso stringere la mano a uno dei grandi fumettisti viventi. Mi fa la dedica. Quando arriva a scrivere il nome, divento Ugo invece che Umberto. Chi se ne frega, va bene lo stesso; con un H sarebbe Hugo come Pratt, il maestro di Muñoz. Va bene così. Chiamatemi Ugo.

(Promemoria per l’anno prossimo: visitare Più Libri Più Liberi in un giorno lavorativo. Non puoi passare il tempo a sgomitare, a rischio di travolgere qualche famigliola innocente. Già la natalità è bassa…)

Questo articolo completa il reportage di Sara Tosetto, sempre su Più Libri Più Liberi.