Lyndall Gordon / Germogliare in luoghi inaspettati

Lyndall Gordon, Outsiders. Cinque scrittrici che hanno cambiato il mondo, tr. di Sabina Terziani, Fazi, pp. 384, euro 20,00 stampa, euro 9,99 epub

Vagabondare nel passato attraverso le vite di chi ci ha preceduto è un viaggio quasi surreale, seppur molti degli ostacoli che le donne del passato hanno dovuto affrontare vibrano tutt’ora, nel presente in cui viviamo. Virginia Woolf, passeggiando per le strade di Londra, un giorno percepì “l’infinita bizzarria della posizione umana” e la “stranezza nel muovere passi su questa terra”. Ogni passo che, come società e come individui, compiamo è un calpestare il suolo per la prima volta – trovandoci in un presente non più replicabile – e, al tempo stesso, un trascinare con sé l’eco di voci che parlano attraverso il tempo. In questo saggio di Lyndall Gordon, la rinomata biografa inglese ripercorre i fili luminosi che legano le esistenze di cinque donne che hanno contribuito a plasmare il mondo come lo conosciamo oggi: Mary Shelley, Emily Brontë, George Elliot, Olive Schreiner e Virginia Woolf.

Queste cinque menti brillanti ed empatiche hanno, per prima cosa, in comune un profondo legame con l’Inghilterra – tutte sono nate in terra inglese; l’unica particolarità risiede nell’infanzia di Olive Schreiner, venuta al mondo nel Sudafrica al tempo del dominio inglese. Il legame con il Regno Unito è una parte essenziale di ciò che ha contribuito a formarle come donne e come scrittrici. A livello sociale non era accettabile, né generalmente ben accolto dal pubblico letterato (principalmente maschile), che una donna potesse pubblicare un romanzo con il proprio nome, né era plausibile che esso trattasse apertamente i desideri e i pensieri femminili. Di pseudonimi è pieno il mondo; tuttavia, se al giorno d’oggi vengono usati per celare l’identità reale indipendentemente dal genere, nel diciannovesimo secolo usare uno pseudonimo era l’unico modo affinché il lavoro intellettuale femminile venisse preso in considerazione. Mary Shelley inizialmente pubblicò attraverso l’intercessione del marito, che le tenne l’identità anonima; Emily Brontë usò il nome di Ellis Bell, assieme alle sorelle, e Mary Ann Evans dovette trasformarsi in George Elliot. Solamente verso la fine del diciannovesimo secolo Olive Schreiner, e poi Virginia Woolf, riuscirono a pubblicare con il proprio nome.

Parliamo di donne non convenzionali e rivoluzionarie non solo per aver osato usare la loro mente a servizio della scrittura, ma anche per aver avuto il coraggio di affermare la loro arbitraria contrarietà alla guerra e alla violenza portate avanti dal Regno Unito. Schreiner lottò duramente contro il dominio inglese nelle colonie africane, diventando un’oratrice politica e diffondendo con intraprendenza il suo pensiero. Allo stesso modo, anni più tardi, con un conflitto mondiale in corso, Virginia Woolf condannò apertamente la guerra nelle trincee e, più in generale, la violenza che portava gli esseri umani ad uccidersi a vicenda: “il motivo per cui è facile uccidere deve essere che l’immaginazione è troppo pigra per concepire cosa significa la vita [di un essere umano] per un altro”. Mary Godwin rimase profondamente scossa dalle barbarie che vide nel corso del suo esilio con Shelley in Europa, finendo per concepire una storia dove il paradosso della violenza viene incarnata da un essere in balia dei suoi istinti, senza una mano che lo guidi.

Mary Shelley – nonostante la famiglia giochi un ruolo cruciale nei meccanismi dietro Frankenstein – ammise di essersi ispirata ai discorsi sui fantasmi che ascoltò tra Shelley e Lord Byron, e che le si presentarono poi sotto forma di sogno. Anche le altre scrittrici furono plasmate dall’ambiente in cui si trovavano in un determinato momento della loro esistenza. Emily Bronte si servì della brughiera, nella quale le piaceva passeggiare, per far prendere vita i personaggi di Cime tempestose; Olive Schreiner usò la “nudità” della natura africana nella quale si ritirava per scrivere Storia di una fattoria africana; mentre George Elliot usò il contesto della vita di provincia delle sue origini per scrivere della ristrettezza e bigotteria che permeavano la sua infanzia.

Nonostante i successi raggiunti, Gordon sottolinea anche come tutte loro abbiano trascorso parte dell’esistenza nell’emarginazione – talvolta a causa dei loro legami affettivi con uomini già sposati, come Mary Shelley e George Elliot; talvolta a causa della loro scrittura limpida e passionale in quanto donne, ampiamente fuori tempo, come Emily Brontë; talvolta proprio a causa del luogo in cui vivevano, come Olive Schreiner. Anche il contesto famigliare interrotto è comune: Mary Shelley fu allontanata dal padre, Emily Brontë dovette passare molto tempo lontana da casa, George Elliot interruppe i rapporti con il fratello, Olive Schreiner fu mandata lontana dalla famiglia per lavoro e Virginia Woolf soffrì terribilmente la morte del padre. Il sostegno degli affetti fu, sempre e comunque, indispensabile per la loro formazione – sia un sostegno come mentore, come accadde per Mary Shelley; sia un sostegno affettivo delle sorelle, come per Emily Brontë; sia un sostegno come letterate, da pari a pari, come per George Elliot e Virginia Woolf.

Le donne che Gordon ci racconta in Outsiders sono state essenziali per plasmare il mondo come lo conosciamo oggi. Le loro sono storie di cambiamenti, lotte per ribadire i loro diritti e dispute con la società per affermarsi in quanto scrittrici donne. Sono riuscite a sfidare contesti anacronistici trovando il modo di piantare il seme geniale delle loro parole nel mondo intero. La necessità di essere considerate nello stesso piano dei loro colleghi uomini, con la relativa difficoltà di far sentire la propria voce ed essere prese sul serio apre una breccia nel tempo e nello spazio, finendo incastrata nelle lotte contemporanee per una parità di genere. “Una nuova stirpe di donne germina in luoghi inaspettati” afferma l’autrice e proprio questo sono state: inaspettate, necessarie, ieri come oggi.