La poesia non ha (non dovrebbe avere) dubbi

Alberto Bertoni, Poesia italiana dal Novecento a oggi, Marietti, pp. 232, euro 20,00 stampa

Cosa è la poesia. Le condizioni di quella che dovrebbe essere la domanda fondamentale per chiunque minimamente (e spesso in modalità avventata) si avvicini a questo modo espressivo, sono diversissime e il più delle volte ai limiti dell’intento informativo. Difficile spiegare, difficile raccontarsi dentro i nodi della composizione poetica, fra inquietudini, allusioni, miserie, colpi di genio, dimenticanze, sommo ardire e stupidaggini: basti leggere epistolari, diari e memorie di poeti e scrittori del Novecento, senza scomodare i vari Baudelaire, Rimbaud, Shelley e compagnia bella del secolo precedente. Da noi ci si potrebbe accostare alle riserve depositate nelle dispense di Montale, Manganelli, Solmi, Fortini, Cagnone, Spatola, e perfino del perfido Houellebecq. Il discorso è talmente vasto, per i soliti orizzonti terrestri, che occorre una certa dose di temerarietà anche soltanto per volgere lo sguardo a un inizio qualsiasi.

Alberto Bertoni, poeta e critico da diversi decenni, allievo di Ezio Raimondi, guarda al proprio vasto orizzonte, e accanto alla suddetta temerarietà pone la notevole misura d’esperienza e militanza dentro il fiume, talvolta in piena e talvolta in secca, della poesia italiana del Novecento.

I saggi raccolti in questo volume formano così una sorta di vademecum utile e istruttivo non soltanto agli adepti delle nuove generazioni, spesso privi della necessaria formazione, ma capace di offrire una non superficiale rinfrescata a ricordi diventati col tempo esili, o ai dispersi principi di poetiche seppellite in ère che non hanno più i requisiti per affermarsi nell’attuale mobilitazione “social”.

È proprio nel capitolo dedicato alla rete e alla poesia 2.0 che Bertoni riesce a diradare alcuni pessimismi che non mancano di caratura e rilievi critici negativi di certo fondati. Il suo addentrarsi in una selva “oscura” non è privo di coraggio, occorre sottolinearlo: l’approfondimento rivolto ai diversi panorami, lungo i capitoli accompagna il lettore in una cosmologia poetica sì difficile da interpretare ma ricchissima di strade maestre e vie secondarie, di piazze, vicoli e meandri che attendono uno sguardo acuto, divulgatore e scevro di millanterie.

Nelle pagine redatte da Bertoni si incontrano istruzioni e interpretazioni riguardanti metrica ed esperienza compositiva, con chiari riferimenti alle strategie e alle scuole seguite dai maggiori poeti che l’Italia ha avuto nel secolo scorso, per certi tratti e senza addurre a facili smentite, da considerarsi irripetibile. Gli esempi, e sono molti, non mancano in questo libro, e la linea tracciata dall’autore non teme di giungere alla complessa situazione odierna, senza mai perdere di vista l’importanza dell’educazione alla poesia, e della consapevolezza necessaria a incamerare le regole compositive.

Per Bertoni (e non soltanto per lui) l’atto linguistico dovrà sempre mettersi in movimento dentro a condizioni metriche e prosodiche precise e non soltanto emozionali. Sono molte e variate le notazioni, i riferimenti ai contesti, i rapidi avvicinamenti alla contemporaneità e a quanto nel frattempo è diventato “classico”. Bertoni desidera, con forza, che quanto è accaduto in poesia negli ultimi cento anni venga studiato e compreso in ogni ordine e passaggio: e che questo serva a riconoscersi nel presente, a dare una speranza (possibilmente più d’una) al futuro.

Chi scrive una poesia sappia quel che fa, così come il libro di Bertoni sa dove dirigersi e a chi.