In fuga dal mondo

Claudia Durastanti, La straniera, La nave di Teseo, pp. 286, euro 18,00 stampa

D i GIOACCHINO DE CHIRICO

Nonostante la giovane età, Claudia Durastantisi si può considerare una scrittrice già matura. Lo dimostra in via definitiva la sua ultima fatica letteraria, in questi giorni in libreria. La straniera è un romanzo ammirabile per l’originalità della scrittura e per l’organizzazione della trama. A ognuno dei libri precedenti,  Durastanti aveva impresso una originalità sempre diversa e molto personale. La straniera però segna il punto più alto raggiunto  a oggi .

L’autrice parla di sé, dei suoi genitori, delle persone che ha frequentato nei diversi anni della sua vita e ci racconta anche dei luoghi: Brooklyn, dove è nata nel 1984; Roma, dove ha vissuto per un certo periodo, con e senza i genitori; infine la Basilicata, terra di origine della sua famiglia e di lei stessa. Il libro allora potrebbe assumere le caratteristiche del memoir, ma un tale approccio risulterebbe deludente. Per quanto fortemente autobiografico, La straniera non si sofferma mai sui moti dell’anima, sui ricordi un po’ malinconici, sul passato che non tornerà. Piuttosto, racconta con grande concretezza alcune vicende che scompaginano le aspettative del  lettore per metterlo di fronte a una realtà diversa e imprevedibile che apre nuovi orizzonti e genera nuove riflessioni.

Entrambi i genitori della protagonista, Claudia, sono sordi. La famiglia è molto povera. Da bambina Claudia è in fuga dal mondo, dalla società, trova rifugio in una soffitta a leggere, di tutto. Non fa altro.

Intorno, man mano che lei cresce e riesce a costruire qualche relazione con l’esterno, le persone e gli ambienti sociali prendono forma, partendo sempre da una presunta superiorità che spesso di rivela del tutto infondata. La disabilità è sempre il punto di partenza e, a volte, anche il centro delle relazioni. Spesso però si tratta di un approccio che si rivela un boomerang. Lo si arguisce quando lo sguardo del lettore è portato a spostarsi dalla protagonista ai suoi interlocutori. Ci si muove così tra fraintendimenti, paternalismo, ipocrisia, goffaggini di vario genere e perfino comicità. Tutti elementi utili a raccontare i patetici tentativi di stabilire rapporti di forza tra esseri umani. Rapporti con non possono prescindere anche dalla condizione di “povertà”. Come per la sordità, Claudia bambina e poi ragazza vive la sua povertà per come viene vissuta dagli altri e metabolizzata da se stessa. L’appartenenza di classe, come la disabilità, è il nuovo centro che fa muovere il sistema di relazioni e ne disvela debolezze e falsità.

Pregevoli sono le pagine che l’autrice dedica al rapporto con il fratello maggiore, quasi un alter ego che, a differenza di lei stessa, cerca un modo per integrarsi nella società e costruirsi un ruolo sociale accettabile e soprattutto accettato. Il padre invece è una presenza meno incisiva, mentre la madre viene tratteggiata con tenerezza, nonostante i comportamenti stravaganti, tanto che a lei è dedicato il titolo del libro. La straniera infatti non è solo il riferimento a una persona disadattata, ma porta con sé anche un riferimento colto che conferisce a questa definizione una forza ancora più evocativa. Nel 1944 in Inghilterra si pubblica un libro della scrittrice polacca Maria Kuncewiczowa con il titolo La straniera. Lo stesso con cui nel 1940 il libro compare nella sua edizione italiana. Per questo quando uscì l’edizione inglese del capolavoro di Camus non si poté usare quel titolo, e si optò per The Outsider che, secondo molti, esprimeva ancora meglio il carattere di estraneità e imprevedibilità del soggetto.

Tutta questa materia, intensissima e variegata, si valorizza e prende risalto grazie ad alcuni ingredienti che conferiscono piacevolezza e scorrevolezza a una narrazione che altrimenti sarebbe potuta risultare pesante. Non manca poi una buona dose d’ironia, in un’autrice che ha effettuato studi antropologici e che fa della “distanza partecipata” la chiave di approccio alla sua storia. A ciò si aggiunge una spiccata sensibilità verso la cultura pop. Claudia Durastanti fa infatti vivere i suoi personaggi tra musica rock e cinema, letteratura americana, pubblicità, consumismo, boom economico, italo-americani impomatati e italo-americane cotonate. Persone che storpiano l’inglese in modo esagerato, quasi a sottolineare la loro diversità; persone che si lasciano cullare dalla vita, che non sono mai violente; persone che condividono il dono di saper amare. E sarà proprio l’amore la sorpresa finale di un libro di valore che conserva la sua forza eversiva.