21 Novembre, 2019

Silvia Arzola

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Squartare le storie

Fabrizio Coscia, Sulle tracce di Francis Bacon. "Si tratta, va detto, una narrazione sicuramente esigente, che al lettore non regala niente – ma neanche lo mitraglia con una cervellotica esibizione di pseudoavanguardismi stantii. Coscia ha respinto il racconto ruffiano di fenomeni da baraccone ed esperienze estreme preconfezionate, ma quel che mette sulla pagina è comunque, per quanto complessa, solida esperienza vissuta – solo, e qui lo scrittore sceglie coraggiosamente di essere inattuale, è un'esperienza dell'arte tutt'altro che edonistica e modaiola, e senza urli tra Sgarbi e Vanna Marchi, senza apericena nel museo."

Il ritorno del Magister

Valerio Evangelisti, Eymerich risorge. "In un’indagine mozzafiato che richiama in causa la chiesa valdese e le eresie dell’epoca, Eymerich risorge è un romanzo che attraverso la Storia con la “esse” maiuscola rilegge il presente, che si trova ovunque: dalla lotta fra classi sociali, alla disparità fra la Chiesa difesa da Eymerich e quella più povera e vicina ai valori di San Giovanni Battista."

Michel Houellebecq. Voyage au bout de la lutte?

Michel Houellebecq, pseudonimo di Michel Thomas (Réunion, 1956) - cresciuto in Algeria come Albert Camus, adottato dalla nonna da cui prende il nome come Louis-Ferdinand Céline - esordisce nel 1991 con il saggio H.P. Lovecraft: Contro il mondo, contro la vita, e con le poesie della raccolta La ricerca della felicità (1992).

Il passato che non se ne vuole andare

Paola Barbato, non ti faccio niente. "D'altronde Non ti faccio niente non è un romanzo “facile”: scava in luoghi che non dovrebbero esistere, mette a nudo le paure, il dolore, la rabbia degli adulti che macchiano il candore dei bambini, piccoli testimoni e 'giudici spietati', perché 'il loro semplice stare al mondo ci condanna alle nostre miserie'."

Una questione di classe

La questione del decoro, dunque, è una questione di classe o meglio, della presunta assenza di classe: puntellandosi sulla frammentazione della classe media e sull’invisibilità dei ceti subalterni, la “battaglia per il decoro”, o anche “contro il degrado”, colpisce soprattutto chi viene rappresentato come “indecoroso”, colpevolizzando la mancanza di risorse economiche o la provenienza da gruppi sociali oggetto di pregiudizio e discriminazione. Saldandosi con l’ideologia del merito, gli indecorosi non sono più soltanto “i poveri che non vogliono lavorare” – secondo l’enunciazione ideologica che è stata propria di tanti luoghi e tempi del capitalismo, dalla seconda rivoluzione industriale sino al razzismo anti-meridionale riattivato dai processi politico-economici di inclusione dell’Italia nell’Unione Europea – ma anche “i poveri che non vogliono farsi aiutare”: altra retorica vuota, se messa a confronto con lo smantellamento del welfare (già ora, più workfare che altro) che è in atto da decenni.

Speciale Stranimondi