21 Settembre, 2019

Silvia Arzola

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Dal nostro archivio

Le mutevoli forme del ghiaccio

Nancy Campbell, La biblioteca del ghiaccio, Bompiani. La biblioteca del ghiaccio è un’opera costruita seguendo le diverse opzioni intellettuali della razza umana: scienziati, esploratori, cacciatori, pattinatori, filosofi, scommettitori. Per ogni categoria le storie e le azioni, le testimonianze vitali, la vita e la morte di studiosi e gente comune, vengono viste da ogni angolo possibile, e sembrano entrare nell’esistenza dell’autrice come un archivio infinito che non vede l’ora di presentarsi al mondo intero.

#MennoniteMeToo

Miriam Toews, Donne che parlano. "La scena si apre con le donne della comunità che si lavano vicendevolmente i piedi, alla stregua di Gesù con i suoi discepoli. Dopo questo rito intimo consumato con spensieratezza si giunge presto al nocciolo della questione: tutte loro sono lì riunite per decidere come comportarsi con gli uomini che le hanno narcotizzate, violentate, picchiate e contagiate in alcuni casi. Ma hanno poco tempo, solo quarantotto ore per scegliere di andarsene e ricominciare da zero oppure restare e continuare a subire."

Non c’è Proust che tenga: il tempo è perduto fin dall’inizio.

Wallace Stegner, Verso un oscuro approdo "Questo romanzo, degno di forti aspettative, porta dentro all’incomprensione che fa tremare ovunque si viva, tra malattie e invecchiamento, al di qua o al di là dell’oceano. Ci si domanda quali spinte portino alla morte, in un moto che sembra lento ma proprio per questo, dal debutto alla fine, non dà scampo".

Cadrà la torre – anzi due

Roberto Calasso, L'innominabile attuale. "Baudelaire in un foglietto racconta un sogno, 'il crollo di una immensa torre'. Quello che nel futuro sarà un grattacielo è pieno di fenditure e umidità. Baudelaire non sa come avvertire la gente dell’imminente rovina. Pensa a come le macerie saranno imbrattate di carne e ossa umane. Il foglietto venne stampato un secolo dopo, nessuno se ne accorse."

Lo sguardo delle parole

Alan Hollinghurst, Il caso Sparsholt. "Di chi Parla Hollinghurst? Del suo personaggio o di chi i personaggi li costruisce e li “dipinge”? Si rivolge ai suoi lettori e fa scivolare a terra un raffinato ritratto, forse, mettendoli al loro posto, quello di chi guarda una bella immagine, la osserva, ma si lascia anche guardare come può e come vuole".