9 Dicembre, 2019

Roberto Paura

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Anarchia nomade

Dal nostro archivio

Lettere, ma tutt’altro che morte

Edgar Allan Poe, Lettere. "L’intelligenza e la cultura eclettiche di Poe strabordano da questo tomo, accompagnandosi alle più prosaiche angosce di un individuo estremamente sensibile costretto a una vita difficile. Attenzione, però, perché Poe era anche un colossale bugiardo, patologicamente teso alla menzogna, all’elisione, all’iperbole."

Operazione Englander

Nathan Englander, Una cena al centro della terra - “In Israele fumano tutti. È come se vivessimo negli anni Sessanta, […] come una rivoluzione. È la nazione più strafatta del mondo” – questa non è, come qualcuno potrebbe pensare, una citazione da un romanzo di Thomas Pynchon, bensì l’opinione di un personaggio del graffiante racconto “Di cosa parliamo quando parliamo di Anne Frank”, che dà il titolo alla raccolta pubblicata nel 2012 da Nathan Englander (che pure è nato a Long Island, anche se nel 1970, trentasette anni dopo il decano del postmodernismo americano).

Sostanza bianca

Andrea Zandomeneghi, Il giorno della nutria "uUna galleria di personaggi variamente declinati, com’è già stato accennato, nei toni del grottesco e che difficilmente lasciano la memoria del lettore – rivelando anche la personale deformazione, in tutto e per tutto professionale, dell’autore (Zandomeneghi, infatti, è anche editor e fondatore di una realtà culturale già molto solida e interessante come la rivista online Crapula Club)."

Ritorno dalla cripta dell’orrore

Si tratta di un florilegio (del male!) di ben trenta racconti pubblicati a partire dal 1964 su due leggendari periodici che assursero immediatamente allo status di culto: Creepy e Eerie, edite negli Stati Uniti dalla casa editrice Warren. Si trattava di vere e proprie riviste di grande formato, il cui piatto forte erano racconti brevi in bianco e nero, con storie originali o adattamenti di classici dell’orrore.

Caccia alle streghe in Moravia

Kateřina Tučková, L'eredità delle dee. Una misteriosa storia dai Carpazi Bianchi. "Al contempo, L’eredità delle dee ci spalanca a ogni pagina un mondo di incantesimi, passioni e maledizioni che per certi versi appare ben più reale dei nostri tempi grigi e anonimi, ma sempre vivo e pronto a inghiottirci con la verità crudele delle fiabe. Il gioco sottile tra realtà e fantasia, invenzione e storia, si pone efficacemente al servizio di una narrazione che procede lenta e sinuosa come la Moldava, ma che non risparmia colpi di scena fino all’ultimissima pagina."

Speciale Stranimondi