21 Settembre, 2019

Roberto Derobertis

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Una Milano da leggere

Umberto Simonetta, Tirar mattina - Gli eroi discutibili di Tirar mattina sono i padri e i fratelli maggiori del Fantozzi giunto alla fama nei Settanta. Ma questi inforcano la bici per andare a far i loro comodi sotto un albero della periferia, mentre la frase più convincente che sanno dire alla ragazzetta di turno è “su, fai la brava”.

I ventitré giorni della città di Alba, di Beppe Fenoglio

I ventitré giorni della città di Alba, di Beppe Fenoglio. "Nei 12 racconti abbiamo in nuce tutto quel che Fenoglio sviluppò fino alla sua morte precoce; tranne forse quell'interferenza audace e geniale tra inglese e italiano che troviamo nelle pagine del Partigiano Johnny. Ma tra le righe della prosa fenogliana si distingue una matrice che, per linearità e sintesi, non può essere l'italica prosa d'arte, ma nella sua concretezza e pragmaticità fa pensare al grande romanzo inglese, che Fenoglio conosceva come pochi, e senza intermediari; e quelle Langhe selvatiche, barbariche, sono così vicine allo Yorkshire primordiale e tellurico di Cime tempestose, amatissimo dal narratore di Alba, che ne scrisse un adattamento teatrale".

Un libro struggente e necessario

Maurizio Cucchi, Sindrome del distacco e tregua. "L’approdo a un libro “struggente, necessario” (Alberto Bertoni nel risvolto) è la vera “dimora dove ritorno”, per Cucchi il volto di diverse cose, così come per noi coetanei che ancora vorremmo esordire in un’epoca ormai aliena".

Gabriele Del Grande: L’ISIS, o del perturbante

Gabriele Del Grande, Dawla. "Le rivelazioni di Del Grande confermano inoltre quello che è ormai diventato un luogo comune: la presenza tra i dirigenti dell’ISIS di numerosi ex ufficiali dell’esercito di Saddam Husayn che, dopo il disastroso intervento americano in Iraq, sono passati armi e bagagli nelle file dello Stato Islamico, e l’analogo passaggio di numerosi esponenti dei Servizi Segreti siriani nelle strutture supersegrete del Dawla."

Naila di Mondo9, o la ruggine dell’entropia

La chiave per comprendere Mondo9 è il metallo. Non i metalli, dato che non c’è differenziazione nell’universo di Naila: si tratta di una lega simile all’ottone, deformabile se sottoposta a determinate forze. Il metallo è un’immagine semplice e immediata, alla quale Tonani attribuisce una serie di motivi narrativi. È l’ultimo stadio di una malattia devastante e dalla mortalità elevata, il Morbo, che trasforma progressivamente la carne umana in inorganico.