20 Ottobre, 2019

Redazione

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Sul perché non andrò al cinema a vedere It

riflette Paolo Simonetti "Ed è per questo che non andrò a vedere il film di It in uscita nelle sale (che già apprendo avrà un sequel): perché It è il grande romanzo sulla lettura dei romanzi, è qualcosa di irrappresentabile se non nella nostra mente, come le vicende e i personaggi mentre leggiamo."

Il misterioso Gruppo II P

Roberto Fagiolo, Chi ha ammazzato Pecorelli. Ombre, sospetti e interrogativi su uno dei grandi misteri della Repubblica "Leggendo e rileggendo queste pagine, la sensazione più ricorrente è quella del deja-vu. Gelli, Moro, Andreotti. I Terroristi neri, la Massoneria, la Mafia, il Vaticano. I Servizi, i militari, gli alti prelati, le logge, la Magistratura. Sempre gli stessi scandali, sempre la stessa corruzione, sempre le stesse cortine fumogene. A più di quarant’anni dal Caso Moro, e a quarant’anni esatti dall’omicidio Pecorelli, molte delle nebbie che si erano addensate sulla Prima Repubblica non si sono ancora diradate".

Memoria e identità di una scrittrice

Ricordi del futuro, come la stessa Hustvedt vuole sottolineare, sebbene contenga molto del proprio vissuto, è però un romanzo, dove la protagonista ha una vita propria ed esperienze che sono solo sue, costruendo un romanzo sull’identità, sul ricordo e sulla memoria. Nulla di quello che viviamo resta tale per sempre; nella nostra mente e con il tempo, un fatto accaduto va incontro a un’evoluzione, la memoria lo elabora e lo percepisce in maniera sempre diversa, a seconda del momento in cui lo ricordiamo. Quello che resta fa parte della nostra identità.

È successo di nuovo…

approfondisce PAOLO SIMONETTI "Lynch sposta questo processo a livello strutturale, progettando un infinito differimento dell’interpretazione: ogni episodio allarga lo scarto tra significante e significato, creando un gap che non può mai essere colmato del tutto, ma che apre invece una catena, un’aura di significati (le “teorie interpretative” dei fan) mai definitivi."

La mente se stessa pensante

Daniel C. Dennett, Dai batteri a Bach. "Dennett è sì docente di filosofia e scienze cognitive, ma appartiene a quel genere di scienziati (per esempio Hawking o Rovelli, per citare due menti – la prima, purtroppo, scomparsa – ispirate e iper-popolari) che depositano in sé grandi quantità di linee scientifiche e “umanistiche” per poi convogliarle in una personale teoria onnicomprensiva capace di illuminare e affascinare studiosi e semplici lettori."