16 Ottobre, 2019

Michele Guerra

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Dal nostro archivio

Il passato che non se ne vuole andare

Paola Barbato, non ti faccio niente. "D'altronde Non ti faccio niente non è un romanzo “facile”: scava in luoghi che non dovrebbero esistere, mette a nudo le paure, il dolore, la rabbia degli adulti che macchiano il candore dei bambini, piccoli testimoni e 'giudici spietati', perché 'il loro semplice stare al mondo ci condanna alle nostre miserie'."

Nero su grigio nebbia

Angelo Marenzana, Alle spalle del cielo. "Un’opera importante in grado di appagare, per meccanismi e logiche, i cultori del genere e quelli dell'Oltre, e soprattutto gli psicanalisti mancati come me che cercano l’anima delle parole a ogni riga. Qui l’anima abbonda, dietro dialoghi stringenti degni del miglior Chandler e squarci di un’Alessandria non tanto fisica quanto cellulare e lei stessa Mitologema."

Grottesca mostritudine

J. Rodolfo Wilcock, Il libro dei mostri. "La mostritudine inizia già col nome dei personaggi, la cui improbabile vita attesta, se mai ve ne fosse bisogno, la necessità di un pianeta assurto al ruolo di zoo cosmico. Si potrebbe dire che luogo di maggior caos sembra impossibile possa esistere altrove. "

Maestro del racconto

Andre Dubus, Adulterio e altre scelte. "L’antologia è divisa in tre parti. Nella prima Dubus ci parla dell’infanzia e del rapporto coi genitori e con la fede, della nascita dei primi rapporti interpersonali al di fuori della famiglia. Nella seconda troviamo protagonisti adolescenti che virano verso la maturità, uomini e donne che s’incontrano e si amano, l’esercito, che in quel periodo storico rappresentava un punto di riferimento sociale e lavorativo per tanti, e di come fosse vissuto in maniera diversa dagli uomini e dalle donne. Infine ci racconta della piena maturità, un momento in cui molte certezze cadono, sia religiose che sentimentali, e ci ritroviamo spesso di fronte a un ignoto che ci spaventa."

Svaghi carnali in sanatorio

Max Blecher, Cuori cicatrizzati. "Questa folla di uomini e donne, immersa in un’atmosfera marina che appare ben poco risanante, si dedica a quegli svaghi carnali che ancora spingono e contrastano la crescente impotenza dei corpi mummificati dalle costrizioni artificiali. Blecher descrive un ambiente dove medici e infermieri sembrano messi da parte, mentre ogni azione ha la tutela degli allucinati 'villeggianti'."