21 Novembre, 2019

Franco Ricciardiello

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Dal nostro archivio

Il critico come bohémien

Gino Scatasta, Fitzrovia. "Scatasta analizza dunque in Fitzrovia «una tradizione letteraria che mescola città reale e città della mente, dalla Nuova Gerusalemme di Blake alla unreal city della Terra Desolata eliotiana». Fitzrovia dunque «...non è un luogo fisico, ma piuttosto un luogo mentale, un quartiere dell’immaginazione, un posto unico al mondo, a partire dal nome che suona misterioso»."

Come si dice Strega in albanese?

Elvis Malaj, Dal tuo terrazzo si vede casa mia. "Ciò che rimane chiudendo il libro è la stessa sensazione che si ottiene da una chiacchierata al bar con un caro amico al quale devi assolutamente raccontare quello che ti è successo..." Il Premio Strega, che scalda gli animi dei lettori nel periodo estivo perché tra i più seguiti e importanti sul territorio nazionale, ha visto quest’anno una prima selezione molto coraggiosa.

Segreti nella nebbia

Corrado Peli, I bambini delle Case lunghe. "Un gruppo di ragazzini nell'estate del 1985. Biciclette, scorribande, violenze in famiglia e segreti. Se non fosse che questo romanzo è ambientato a Case Lunghe, località della piccola frazione di San Felice nella Bassa bolognese, a chiunque verrebbe in mente la trama di It di Stephen King. E invece no. La mano che sulla carta decide delle vite di questi ragazzi è italianissima. Classe 1974, Corrado Peli ha realizzato un noir dalle ambientazioni cupe ma affascinanti, un po' nostalgiche per chi gli anni Ottanta li ha toccati con mano."

Anarchia nomade

Francesco Verso, I camminatori vol. 1 I Pulldogs; vol. 2 No/Mad/Land, Future Fiction, Una recensione di Roberto Paura. I camminatori è anche un messaggio politico: è possibile immaginare un mondo alternativo a quello odierno anche senza abbracciare le teorie della decrescita e il luddismo tecnologico, ma sfruttando le nuove tecnologie e accettando l’idea di un’evoluzione umana in sinergia con l’ambiente. I pulldog, che in origine non sono altro che degli squatters romani, gli scarti della società del benessere insostenibile, intuiscono per primi che è possibile conciliare ritmo lento e veloce, tecnologia e sostenibilità, multietnicità e legame con le proprie radici. Le antinomie del nostro tempo sono tutte risolte in questo romanzo che, come un tempo fu Straniero in terra straniera di Robert A. Heinlein, potrebbe diventare il manifesto di una nuova controcultura.

Un Martini Heidegger, per favore…

Laurent Binet, La settima funzione del linguaggio. "Effettivamente, rileggendo attentamente La settima funzione del linguaggio viene da pensare che l’avrebbe potuto scrivere Umberto Eco se avesse avuto la leggerezza e l’arguzia che ha dimostrato Binet nell’elaborazione della trama."

Speciale Stranimondi