21 Settembre, 2019

Franco Ricciardello

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Dal nostro archivio

L’invasione delle fantascientiste

Aa.Vv., Materia oscura. "Dati i nomi coinvolti, è facile intuire il valore letterario di Materia Oscura, eppure il suo maggiore pregio non sono i singoli racconti, ma l’equilibrio che si viene a creare tra le autrici: stili differenti, diversi modi di approcciarsi alla fantascienza, che riflettono diverse visioni della scrittura, del mondo, della vita."

La necessità di una contaminazione del Romance

Giulia Abbate, La cospirazione dell’inquisitore. "Il romanzo di Giulia Abbate, editor di professione, blogger per necessità e scrittrice di fantascienza per autolesionismo, condivide infatti con molti romance l’ambizione di una ambientazione storica - ma qui è tutt’altro che di maniera - e in nessun modo ammicca a quel comodo décor pseudo-storico che si limita a trasferire personaggi e situazioni del presente in un improbabile passato, dove tutti si comportano come ci si immagina si comporti la middle-class americana."

Il ritorno del Magister

Valerio Evangelisti, Eymerich risorge. "In un’indagine mozzafiato che richiama in causa la chiesa valdese e le eresie dell’epoca, Eymerich risorge è un romanzo che attraverso la Storia con la “esse” maiuscola rilegge il presente, che si trova ovunque: dalla lotta fra classi sociali, alla disparità fra la Chiesa difesa da Eymerich e quella più povera e vicina ai valori di San Giovanni Battista."

Tutto ciò che ho dentro. Tutto quello che vogliono sentire

Lorenzo Palloni, La Lupa, SaldaPress. Lorenzo Palloni è stato autore di belle storie fantastiche e di fantascienza come Un lungo cammino, Scary Allan Crow, 365, Mooned e Istantly Elsewhere, poi una storia politica The Corner, ma con La Lupa raggiunge il cuore di quell’immaginario italiano che solo il noir può intuire, quello della tragedia nell’appartamento a fianco, nella strada sotto casa, quel malessere che sta dentro e che viene nascosto in nome del decoro.

Zarathustra nella Foresta nera   

Martin Heidegger, Nietzsche. "Alla fine l’impressione che se ne ricava è che Heidegger abbia cercato in tutti i modi di appropriarsi del pensiero di Nietzsche, di portarlo alle sue estreme conseguenze, proponendo un’interpretazione estrema che potesse creare uno spazio vuoto, uno spazio nella tradizione filosofica che lui potesse occupare con la sua riflessione, che altrimenti sarebbe risultata assolutamente fuori luogo e superflua rispetto all’approdo filosofico definitivo di Nietzsche."