21 Settembre, 2019

Emiliano Marra

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Dal nostro archivio

Italian Super-hero

Alessandro Vietti, Il potere. "Il romanzo ripercorre la vita del supereroe, ci racconta come scopre la sua disgustosa capacità, come impara a controllarla. E proprio l'aver ricostruito questo percorso fa de Il potere un romanzo solido e ancor più inquietante; perché il suo protagonista è fin troppo credibile, fin troppo umano, fin troppo reale."

È l’ora del Nanopunk

Linda Nagata, Red. "Il romanzo, una volta iniziato, è impossibile da abbandonare. Anche perché fino alle ultime battute il lettore si domanda se ciò che accade sia veramente reale, cioè abbia un senso teleologico, si muova in una direzione, o invece si tratti di una serie di coincidenze significative che s'incastrano l'una dopo l'altra."

Il metodo di Wirth

Maurizio De Benedictis, Un filo di corallo rosso. "La trama di base sarebbe però molto buona e interessante, soprattutto per chi vuole approfondire argomenti quali Olocausto, nazismo, seconda guerra mondiale.Una lettura che potrebbe dare molto al lettore, ma che in realtà lo mette in difficoltà nel seguire i vari cambi di scena. Lo smarrimento che ne deriva sfocia in delusione e affaticamento; induce a valutare l'opzione di passare ad altro."

Segreti nella nebbia

Corrado Peli, I bambini delle Case lunghe. "Un gruppo di ragazzini nell'estate del 1985. Biciclette, scorribande, violenze in famiglia e segreti. Se non fosse che questo romanzo è ambientato a Case Lunghe, località della piccola frazione di San Felice nella Bassa bolognese, a chiunque verrebbe in mente la trama di It di Stephen King. E invece no. La mano che sulla carta decide delle vite di questi ragazzi è italianissima. Classe 1974, Corrado Peli ha realizzato un noir dalle ambientazioni cupe ma affascinanti, un po' nostalgiche per chi gli anni Ottanta li ha toccati con mano."

Digital Humanities

Valentina Rivetti e Sebastiano Iannizzotto (mixed by), Alessandro Baricco (feat.), The Game Unplugged, Einaudi, Una recensione di Fabio Malagnini. Dalla proliferazione delle interfacce simboliche alla retromania anni 80/90 di default quando la memoria artificiale diventa illimitata; dalle vite sorvegliate del capitalismo digitale alle serie non lineari che non ci lasciano mai. Il catalogo è questo e comprende molto altro ancora. Per qualcuno il digitale conserva intatto il suo potenziale di cambiamento e, in meglio o in peggio, la partita è ancora da giocare, per qualcun altro la prima cosa da fare è uscire da un gioco divenuto tossico e riorganizzare le forze. Un po’ apocalittici, un po’ integrati, consolidano entrambi la cartografia del digitale.