15 Novembre, 2019

Daniela Maddalena

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Dal nostro archivio

Il roccioso irlandese

Samuel Beckett, Lettere 1929-1940. "Ma andando avanti nella lettura si comprende immediatamente quanto la demarcazione fra vita e lavoro in Beckett sia difficile da individuare, e come la favola del suo essere “taciturno” sia ben presto smentita. Sarà anche stato difficile per lui scrivere lettere agli amici, ma sono molte le pagine dove il motto di spirito, diretto a un’opera o a un momento di “critica” verso qualcuno o qualcosa, si fa largo senza alcun freno."

Uno stato che arma i propri cittadini non lo fa in nome della libertà.

Gary Younge, Un altro giorno di morte in America. 24 ore, 10 proiettili, 10 ragazzi. "La sicurezza che si vorrebbe collegata al possesso di una pistola non è altro che una scellerata e capillare campagna di marketing fatta sulla pelle degli ultimi con la connivenza di un apparato statale (legalmente) corrotto. «Il mio libro è l’istantanea di una società che rende queste morti possibili, e la cui cultura politica è del tutto incapace di creare un contesto un grado di evitarle», leggiamo nell’introduzione".

Warren Zevon: Il noir come canzone, di Andrea Marti

Ricorre oggi, 7 settembre, l'anniversario della morte del cantautore rock americano Warren Zevon (1947-2003). Non proprio una delle figure più famose del panorama americano a stelle e strisce, eppure un personaggio degno di interesse sia per la sua musica che per i testi delle sue canzoni.  Abbiamo voluto ricordarlo ripubblicando un suo profilo apparso sul numero 47 di PULP Libri (gennaio-febbraio 2004, pp. 70-73), opera di Andrea Marti, firma storica della nostra Rivista, che Zevon lo conosceva come pochi.

Un altro Bataclan

Marco Bramè, La notte dei ragni d’oleandro - Premessa indispensabile altrimenti non si capirà molto di quel che sto per scrivere: la sera del 13 novembre 2015 al Bataclan di Parigi c’era il concerto di una band di metallari americani, chiamata Eagles of Death Metal (nomen omen). Circa 1.500 spettatori erano lì a farsi martellare i timpani. Il concerto era iniziato già da un’ora quando entrano nel locale tre uomini vestiti di abiti scuri, armati di Kalashnikov e bombe a mano

L’altra metà del modernismo

Shari Benstock, Donne della Rive Gauche. "Certamente la rivoluzione culturale del primo Novecento passa per una molteplicità di nomi, anche maschili, ma Benstock nel suo saggio ribalta la concezione comune. In ogni capitolo, e soprattutto in ogni paragrafo, la descrizione delle singole esistenze femminili è molto puntigliosa, ma tutto serve (e moltissimo) ad addentrarci in una società in cui i cambiamenti avvengono a ritmi elevati, e non soltanto per la guerra che sconvolge lo stato dell’Europa."