22 Gennaio, 2020

Daniela Maddalena

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Dal nostro archivio

Scopate boreali

Bergsveinn Birgisson, Risposta a una lettera di Helga. "Gli impeti erotici, per la verità, sembrano esaltare tempi in cui non si temeva di considerare l’invadenza del corpo come qualcosa di contrario alla civiltà. Ne risulta un mondo arcaico di grande impatto, pieno di rischi ma dove le ricchezze femminili e maschili sono ancora saldamente intrecciate alle antiche cadenze della natura. La scrittura di Birgisson vi si adegua, ne trae vantaggio, e rimanda a noi confessioni schiette che consideravamo estinte."

Operazione Englander

Nathan Englander, Una cena al centro della terra - “In Israele fumano tutti. È come se vivessimo negli anni Sessanta, […] come una rivoluzione. È la nazione più strafatta del mondo” – questa non è, come qualcuno potrebbe pensare, una citazione da un romanzo di Thomas Pynchon, bensì l’opinione di un personaggio del graffiante racconto “Di cosa parliamo quando parliamo di Anne Frank”, che dà il titolo alla raccolta pubblicata nel 2012 da Nathan Englander (che pure è nato a Long Island, anche se nel 1970, trentasette anni dopo il decano del postmodernismo americano).

Lost in Japan

Marco Paracchini, Il numero 4. "Kenzo Tanaka è la creazione di Marco Paracchini, un novarese che di Giappone ne sa veramente molto. Storyteller, sceneggiatore, regista e docente, oltre che scrittore, Paracchini ha saputo condensare nella figura del suo personaggio principale le caratteristiche riconoscibili di Dylan Dog, Sherlock Holmes e James Bond, dando così vita ad un mix perfetto."

Forma intera di poesia

Patrizia Valduga, Poesie erotiche. "Amante della forma chiusa, a tal punto da uniformarvi l’intera vita, umana e poetica, tanto che perfino Giovanni Raboni, suo compagno, vi ha aderito in una stagione importante della sua opera. Questi amalgami senz’altro hanno interessato il pubblico, le hanno portato simpatie e anche qualche critica non propriamente corretta. La fede «senza se e senza ma» di Patrizia contiene tratti di un’oltranza miracolosa, unita a una capacità compositiva ineguagliata dal suo esordio nel 1982 con Medicamenta."

Morto che cammina

Roberto Saporito, Respira. "Ne risulta un noir da manuale, permeato di un'atmosfera di gelo crescente, dove le ripetute fughe del protagonista, sempre convinto di essersi sbarazzato della sua vecchia vita ma poi sempre braccato dal suo passato, hanno un che di onirico e claustrofobico; e riemerge ossessionante quel sentimento di solitudine esistenziale che già s'avvertiva nel Caso editoriale dell'anno."

Speciale Stranimondi