20 Novembre, 2019

Alessandro Fambrini

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Dal nostro archivio

Il tempio dei manga

Ci sono templi ovunque a Kyoto, anche nei centri commerciali e nei parchi pubblici. Uno di essi è dedicato un culto giovane ma già numeroso. È il Museo internazionale del manga, un’istituzione tipicamente giapponese che a una prima occhiata non ha nulla di celebrativo. Cuore della cultura tradizionale giapponese e complementare all’ultramoderna Tokyo, Kyoto sorge in una valle cinta da templi, le cui linee pulite circondano il centro abitato e sembrano, con discrezione, presidiarne i confini.

Come si dice Strega in albanese?

Elvis Malaj, Dal tuo terrazzo si vede casa mia. "Ciò che rimane chiudendo il libro è la stessa sensazione che si ottiene da una chiacchierata al bar con un caro amico al quale devi assolutamente raccontare quello che ti è successo..." Il Premio Strega, che scalda gli animi dei lettori nel periodo estivo perché tra i più seguiti e importanti sul territorio nazionale, ha visto quest’anno una prima selezione molto coraggiosa.

Becchini e assassini

Jim Knipfel, Esequie. "I fratelli Coen incontrano David Lynch e decidono di ambientare la nuova stagione di Fargo a Twin Peaks; Frankenstein Junior girato nella provincia americana e interpretato da Jeff “Lebowski” Bridges nella parte dello sceriffo Koznowski; la serie Six Feet Under sceneggiata e scritta da Nic Pizzolatto di True Detective: non è facile inquadrare il romanzo di Knipfel, un’opera poliedrica, spinosa, impossibile da afferrare perché spiazza a ogni pagina."

Una trama (finalmente complessa) del Sud

Alessandro Leogrande, Dalle macerie. "Infatti, nel tratteggiare i poteri che hanno plasmato Taranto dopo l'unità d'Italia, accanto alle classi dirigenti della politica locale e nazionale, al siderurgico e alla mafia, Leogrande punta impietosamente la sua lente sul ruolo della Marina militare che, con l'Arsenale, ha gestito “una sorta di città militare di massa”. I militari hanno rappresentato l'ingrediente dell'“autoritarismo” nella peculiare ricetta tarantina dello sviluppo."

Due storie di Severini

Gilberto Severini, Consumazioni al tavolo/Sentiamoci qualche volta. "Personaggio schivo e poco amante della mondanità Giuseppe Severini, in tutte le sue opere non ha mai fatto niente per compiacere i lettori. Il pubblico – ha affermato – può essere pericoloso nel momento in cui si comincia a dipendere da esso: si rischia di dire e fare cose stupide per accontentarlo".

Speciale Stranimondi