Vallorani sceglie Carter

Questo mese la scelta dei paragrafi d’autore spetta a Nicoletta Vallorani, scrittrice e docente universitaria, della quale proponiamo un sintetico profilo dopo il feroce paragrafo di Angela Carter che ci propone alla lettura. Come al solito, speriamo che con questa proposta i nostri lettori scoprano la scrittrice inglese, ma anche la sua collega italiana.

È un paese del Nord: clima rigido, cuori freddi.

Freddo; tormenta; animali feroci nella foresta. È una vita dura. Abitano in case di legno, scure e annerite di dentro. Dietro a una candela sgocciolante ci sarà una rustica icona della vergine, un cosciotto di maiale appeso a stagionare, dei funghi legati a una cordicella a essiccare. Un letto, uno sgabello, un tavolo. Vite grame, brevi, povere.

Il Diavolo, per la gente che vive in quei boschi, lassù, non è meno vero di te o di me. Anzi, noi non ci hanno mai visti, né tanto meno sanno della nostra esistenza, il Diavolo invece lo intravedono spesso nei cimiteri, quei desolati e suggestivi villaggi di morti dove ritratti naïf dei deceduti segnano le tombe e nessuno vi può deporre qualche fiore, perché i fiori là non crescono e la gente vi lascia piccole offerte votive, minuscoli pani, qualche volta un dolce, che gli orsi, barcollando dai margini della foresta, vengono a rubare. A mezzanotte, specialmente le notti di Santa Valpurga, il Diavolo invita le streghe ai suoi picnic nei cimiteri; e in quelle occasioni dissotterrano cadaveri ancora tiepidi e li mangiano. Chiunque te lo può confermare.

Collane di aglio appese alle porte tengono lontani i vampiri. Se, nella notte di San Giovanni, un bambino con occhi azzurri nasce girato al contrario, dicono che avrà il dono della divinazione. Quando scoprono una strega – qualche vecchia che fa stagionare il suo cacio mentre i vicini non riescono, o qualche altra con un gatto nero che, oh, sinistro presagio! la segue dovunque, denudano l’infame, vanno a caccia dei segni, quel terzo capezzolo che il demone al suo servizio succhia. In breve lo trovano. E poi la uccidono a sassate.

Inverno e clima rigido.

Vai a trovare la nonna, che è stata malata. Portale i biscotti d’avena che per lei ho cotto sulla piastra del forno e una terrina di burro.

Obbediente la bimba fa come le ordina la madre – cinque miglia di faticoso cammino nella foresta; non allontanarti dal sentiero, ci sono gli orsi, il cinghiale, i lupi affamati. Ecco, prendi il coltello da caccia di tuo padre; sai come usarlo.

Per ripararsi dal freddo la bimba indossava un cappotto di pelle di montone indurita, conosceva la foresta troppo bene per averne paura, tuttavia avrebbe dovuto stare in guardia, sempre. Quando udì l’urlo agghiacciante del lupo lasciò cadere i doni, afferrò il coltello e si volse verso la bestia.

Era enorme, gli occhi rossi, le fauci grigie grondanti bava; chiunque all’infuori del figlio di un montanaro sarebbe morto di spavento alla sua vista. Le si avventò alla gola, come fanno i lupi, ma lei gli vibrò un poderoso fendente con il coltello di suo padre e gli mozzò la zampa destra anteriore.

Quando si rese conto di ciò che gli era successo, al lupo scappò un mugolio, quasi un singulto; sono meno coraggiosi di quanto sembri, i lupi. Sconsolato si allontanò tra gli alberi zoppicando, così come poteva su tre zampe, lasciandosi alle spalle una traccia di sangue. La bimba ripulì la lama del coltello sul grembiale, ravvolse la zampa del lupo nella tela che la mamma aveva usato per i biscotti d’avena e proseguì alla volta della casa della nonna. In breve cominciò a nevicare così forte che il sentiero e qualsiasi orma, traccia o pista avessero potuto segnalarlo furono coperte.

(Angela Carter, “Il lupo mannaro”, in La camera di sangue, tr. Barbara Lanati, Feltrinelli, 1979)

La foto di Angela Carter proviene dal Fay Godwin Archive presso la British Library.

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Nicoletta Vallorani è nata nelle Marche nel 1959 e vive a Milano, dove insegna Letterature Inglese e Angloamericana all’Università statale. Ha pubblicato romanzi distopici (p.es. Eva, 2002), noir (p.es. Le madri cattive, 2011) e romanzi per ragazzi (Come una balena, 2000). Il cuore finto di DR, il suo romanzo d’esordio, ha vinto il Premio Urania nel 1993, mentre Le madri cattive si è aggiudicato il Premio Maria Teresa Di Lascia nel 2012. È tradotta in Francia da Gallimard e in Inghilterra da Troubador Publishing. È presidente dell’associazione culturale Tessere Trame (www.tesseretrame.com) e ideatrice del Progetto Docucity. Documentare la città. Insieme a Barbara Garlaschelli e Raffaele Rutigliano, cura la collana Sdiario, con le Edizioni del Gattaccio.

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