Polvere americana

17 Novembre 2017

Richard Brautigan, American Dust, tr. Luca Briasco, minimum fax, pp. 129, €16 stampa €6,11 ebook

recensisce LUCA SULIS

American Dust, forse il più autobiografico e doloroso dei romanzi di Richard Brautigan, esce negli Stati Uniti nel 1982. Due anni dopo, depresso e alcolizzato, Brautigan porrà fine alla sue sofferenze con un colpo alla tempia della sua . 44 Magnum, di fronte alla spiaggia di Bolinas, in quella porzione di California che gli aveva fatto conoscere il successo nei tardi anni Sessanta, quando il suo romanzo Pesca alla trota in America divenne praticamente un cult tra i romanzi legati alla controcultura vendendo qualcosa come un milione di copie.

Ben prima di conoscere la fama come scrittore e poeta, e aderire generosamente al movimento Hippie diventando un’icona nell’immaginario psichedelico e rock, Brautigan visse però infanzia e adolescenza sul filo della lama, tra frequenti spostamenti e pressoché insostenibili condizioni di miseria, a causa del divorzio della madre e del difficile rapporto con i successivi compagni di quest’ultima. Una fase esistenziale dolorosa, conchiusa nel cono d’ombra dei ricordi e di cui non parlò mai volentieri, travasata poco prima della morte nella sua ultima fatica; quell’American Dust che, a distanza di sette anni dall’ultima edizione italiana (Isbn), la Minimum Fax ripubblica con una nuova e sontuosa traduzione di Luca Briasco.

Ambientato nell’Oregon del secondo dopoguerra, scomposto nel tempo narrativo e costruito come un lungo flashback, il canto del cigno di Brautigan costituisce anzitutto una diapositiva nitida e credibile della più profonda provincia americana alla fine degli anni Quaranta. Quella provincia che, dopo la fine del conflitto, continuava a mostrare le ferite aperte della Crisi e, nel contempo, si apprestava ad essere investita da un nuovo anticiclone capitalista, anticamera del boom consumistico dei Sixties.

Perché se American Dust è la storia di un anonimo tredicenne privo di padre che, tra innumerevoli traslochi e battute di pesca, finisce per uccidere con una fucilata uno dei suoi unici amici, a onor del vero esso costituì per Brautigan anche un efficace pretesto per raccontare i membri dell’indigente White Trash (classe sociale di cui faceva parte) insieme ai reduci di una crisi economica mai conclusa. Quei figli di un dio minore che a breve si sarebbero rimpinzati di cibo spazzatura magari giocando una partita a minigolf nel proprio salotto o che, chiusi in casa, sarebbero rimasti incollati alla televisione dimenticando la semplicità della vita all’aria aperta insieme alla ricchezza della propria fantasia.

American Dust è in tal senso un poetico memoir, un romanzo di formazione, sapientemente modulato su piani temporali sfasati, ma anche una narrazione corale imbevuta di satira pungente, corroborata dalla prosa fluttuante di Brautigan, rispetto al mito del cosiddetto American Dream. Una favola tragica a lieto fine nel cuore gotico dell’America del secondo dopoguerra – come ha giustamente sottolineato Briasco nella bella postfazione a corredo di questa nuova edizione – che ci porta a riflettere sulla scelta casuale tra l’acquisto di un Hamburger grondante di grasso e una scatola di pallottole calibro 22 a punta cava, e in che misura questa scelta potesse influire sulla vita di un tredicenne abbandonato a sé stesso in mezzo alle polverose strade americane di quell’epoca imbevuta di violenza e voglia di riscatto.

https://www.minimumfax.com

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