Oltre i grandi narcisisti

Arlene Heyman, Il buon vecchio sesso fa paura, tr. Anna Nadotti, pp. 208, Giulio Einaudi Editore, euro 15,67 stampa, euro 9,99 ebook

Recensisce ELISABETTA MICHIELIN

“L’amore con Murray”, il secondo dei sette racconti che compongono il libro della Heyman non si discosta molto dalle cose scritte da Philip Roth; una storia d’amore, di sesso e di gelosia fra una ragazza giovanissima, bella e intelligente, all’inizio della propria ricerca artistica, e un intellettuale alle soglie della vecchiaia, famoso e sposato. Stesso ambiente sociale – borghesia americana laica di origine ebraica – stessi meccanismi relazionali, stesse contraddizioni fra la giovinezza e la vecchiaia. Ma il racconto finisce in modo strepitosamente pratico, come solo la vita e una scrittrice donna può concluderlo.

Eppure vale la pena leggere questo libro sorprendente non solo per questo racconto così ben costruito. che rimanda esplicitamente a Bernard Malamud (cui è dedicato) e a una giovanissima se stessa. Perché questa visione “pratica” della vita (con tutti gli intralci, le situazioni tragicomiche, i corpi che si disfano nel tempo eppure mantengono le proprie voglie e desideri e li intrecciano con gli altri aiutandosi con fantasie e supporti chimici o fisici) è ciò che rende il libro davvero nuovo e godibile. Insomma Arlene Heyman è sì “andata a scuola” dai grandi vecchi, “I grandi narcisisti che hanno dominato la narrativa americana del dopoguerra” (secondo le parole di David Foster Wallace), ma è come se fosse andata a vedere dietro le quinte, entrasse nella cucina dove si combinano gli elementi che rendono “praticabile” il desiderio, svelasse i corpi nel loro intreccio di pulsioni e fragilità, malattia e vecchiaia.

E se siamo abituati a leggere di uomini anziani alle prese con la propria sessualità, non ci è ancora mai capitato di leggere di donne forti e volitive che, come nei racconti della Heyman, affrontano con determinazione (mista all’accettazione tutto sommato leggera e fatalista dei cambiamenti anche crudeli che il tempo infligge) le proprie defaillances e parzialità.   Con il suo libro la Heyman rende il sesso – così abusato, sovraesposto e plastificato – di nuovo scandaloso e gli ridà tutta la sua potenza eversiva e vitale. Perché leggere questo libro fa ridere, fa provare compassione, fa paura e fa identificare.

E che la signora Heyman – che di professione è psicanalista – non abbia paura di niente lo prova il fatto che il suo debutto letterario è avvenuto a 76 anni.

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