Lo sguardo dei bambini

13 aprile 2018

Luca Martini, Manuale di sopravvivenza per bambini invisibili, peQuod, pp. 140, € 15 stampa  

recensisce ROBERTO STURM

Non è la prima prova sui racconti, questa di Luca Martini: l’autore bolognese sembra avere una particolare attitudine per questo tipo di narrazione. Testi brevi, quasi fulminei, dove dà il meglio di sé. Quindici racconti, di cui almeno la metà davvero molto validi, che hanno come filo conduttore i bambini, la loro invisibilità in un mondo, quello dei grandi, che ha perso molte qualità e l’innocenza dell’infanzia: i drammi e le situazioni disagiate che vivono sono l’esatta differenza, il preciso spazio che li separa da un mondo che non conoscono e che temono – perché gli adulti sembrano aver dimenticato cosa significhi essere piccoli. Sono racconti micidiali, a volte spietati, che ricordano un po’ la crudezza del McEwan di Primo amore, ultimi riti e Tra le lenzuola e altri racconti, le due antologie dello scrittore inglese che lo fecero conoscere in Italia.

Non c’è un prima e un dopo, i protagonisti si muovono in un presente oscuro: non si sa da dove provengono ma si può immaginare dove – distrutti – arriveranno. I dettagli delle loro esistenze sono sfumati, evanescenti, a volte assenti. Perché Luca Martini racconta solo quel momento e non si perde a spiegare il perché. Non si sa perché Mario, che si invita a casa di Alice, una barista, sa che il figlio e il marito di lei non sono in casa. Non spiega perché Elena, nell’immediatezza delle nozze con Elia, sia in ospedale o perché Alessandro, nove anni, in fin di vita, fosse il passeggero di uno scooter che ha subìto un incidente. Non è importante per l’economia dei racconti perché l’attenzione dell’autore si focalizza sulle vite ordinarie, disperate, perdute o esteriormente anonime di personaggi che forse la redenzione non la cercano e anche se lo fanno non la trovano. Non c’è lieto fine, la vita sembra dipanarsi all’interno di pieghe buie, in cui non si intravede alcuna luce.

Incursioni brevi, dicevamo, dove non è lo stile o il linguaggio a colpire, essenziali e diretti entrambi, ma la capacità dell’autore di inventare e immaginarie storie, in un susseguirsi di situazioni tragiche che riempiono le cronache dei giornali e dei tg, che alimentano le nostre paure, che popolano la nostra quotidianità. I particolari degli ambienti, così come i gesti dei personaggi, sono descritti con una cura quasi maniacale, facendo entrare immediatamente il lettore dentro la storia. E lo sguardo dei bambini, anche se a volte sembrano a margine della vicenda, è lucido e imparziale, freddo e solo apparentemente distaccato. Perché comprendono che gli adulti spesso, oltre a rovinare le proprie vite, oltre a inseguire colpe che poi dovranno o vorranno espiare, faranno ricadere su di loro, come una nemesi, i loro imperdonabili errori.

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