Il Naufragio del Titano

Daniele Comberiati, Colpo di Stato nella San Marino Rossa, Besa Editrice, pp. 122, euro 14,00 stampa

di PAOLO PREZZAVENTO

Nel Novecento si sono verificati tanti colpi di stato che hanno cambiato la Storia. A partire dal Secondo dopoguerra, molti di questi sono stati ispirati dalla CIA. Alcuni sono stati portati effettivamente a termine; altri sono stati semplicemente tentati, altri sono stati soltanto minacciati, eppure non per questo sono risultati meno efficaci. Basti pensare al “tintinnar di sciabole” del Piano Solo, giugno-luglio del 1964, che comportò la rinuncia da parte dei socialisti di Nenni a portare avanti il proprio programma di riforme; basti pensare al tentato golpe della Notte dell’Immacolata, capitanato dal Comandante Junio Valerio Borghese, che nella notte tra il 7 e l’8 Settembre 1970 si mise in moto lungo la Salaria e dopo alcune ore rientrò senza alcuna apparente spiegazione. Ciononostante, questi colpi di stato tentati o virtuali hanno contribuito in modo decisivo a creare un clima in cui bastava sbandierare la minaccia del pronunciamiento per ottenere dalle opposizioni un ammorbidimento della loro linea politica. Lo stesso compromesso storico di Berlinguer nasceva dalla paura di “fare la fine del Cile”.

Il Colpo di Stato di San Marino del 1957, invece, avvenuto più di sessant’anni fa (prima della Baia dei Porci, prima del Golpe dei Colonnelli in Grecia, prima della Bomba di Piazza Fontana, prima del Cile), che pure è effettivamente avvenuto, con tanto di schieramento di truppe ai confini, è stato quasi completamente dimenticato. Pochi lo ricordano o sono in grado di ricostruire il contesto nazionale o internazionale in cui è maturato, quando la più antica Repubblica d’Europa decise con libere elezioni di diventare una Repubblica Socialista, in cui erano alleati un forte Partito Socialista (PSS) e un agguerrito Partito Comunista (PCS) che sognavano la Rivoluzione.

Non era stato un buon anno, il 1957, per gli Stati Uniti e per la CIA. Eravamo in piena Guerra Fredda, e con il lancio dello Sputnik, con gli enormi progressi del programma spaziale dell’URSS, la propaganda comunista aveva buon gioco ad accreditare la tesi della superiorità sovietica. Il colpo di stato a San Marino rinfrancò un poco gli animi dei grandi strateghi di Washington e di Langley. Qualcuno tirò un sospiro di sollievo.

Questo ultimo romanzo di Daniele Comberiati, docente di Letteratura Italiana presso l’Università Paul Valéry di Montpellier, ci aiuta a ricostruire i sentimenti e le passioni che portano il protagonista, Mario Balducci, vecchio comunista in pensione che vive ormai da molti anni in un residence in Francia, a tornare a San Marino e a rievocare quei giorni del 1957 in cui lottava in prima persona per salvare l’esperimento sammarinese, per non cedere di fronte al ricatto dei carabinieri (e – pare – anche dei marines) schierati a difesa dell’autoproclamatosi nuovo governo provvisorio. Le truppe e gli autoblindo dei carabinieri di Scelba circondarono la Rovereta, un insediamento industriale dismesso dentro il quale sui era rifugiato il governo provvisorio anticomunista, uno stabilimento situato in una enclave sammarinese circondata su tre lati dal territorio italiano. Alla fine i comunisti cedettero. Da allora, e per lunghi anni, i vecchi militanti socialisti e comunisti sammarinesi continuarono a raccontare “i fatti della Rovereta”.

Leggendo queste pagine si capisce cosa passa nella testa di un sincero rivoluzionario quando gli si chiede di mettere su un piatto della bilancia da una lato la sua militanza dura e pura, dall’altro i suoi affetti più cari e perfino i suoi amori che – come ci spiega Comberiati attraverso le riflessioni del suo protagonista, costretto dai suoi ex compagni e da alcuni giovani militanti a tornare a San Marino per una resa dei conti finale – hanno dato un impulso determinante a delle scelte politiche che sembravano lo sbocco inevitabile di un ragionamento logico rigoroso.

La Rivoluzione di San Marino fu stroncata da un autentico golpe: arrivarono i Carabinieri, circondarono la Rovereta ed erano pronti a intervenire perché non si poteva permettere che qualche idealista infervorato turbasse l’ordine di Yalta. Togliatti e i comunisti italiani non fecero quasi nulla per aiutare i loro compagni sammarinesi, tranne qualche articolo su L’Unità; fors’anche perché i compagni sammarinesi li avevano sbeffeggiati invitandoli a San Marino a vedere come si fa la Rivoluzione. Neppure i dirigenti sovietici – a partire dallo stesso Chruščëv – volevano che si turbasse l’equilibrio di Yalta, e infatti non intervennero se non con generiche dichiarazioni di solidarietà nei confronti dei comunisti sammarinesi, che non ebbero alcuna conseguenza pratica. L’unico che a un Congresso del Comintern disse che bisognava fare qualcosa per aiutare i compagni sammarinesi fu il compagno Ho Chi Minh, che già all’epoca girava il mondo comunista alla ricerca di armi e sostegno economico per liberare il suo paese. Venti anni dopo sarà il protagonista della più grande sconfitta degli Americani nel Sud-Est Asiatico. Ma allora la situazione era del tutto diversa, e gli studenti di tutto il mondo scesero in piazza per sostenere la causa dei comunisti vietnamiti.

Per San Marino no; non ci fu alcuna mobilitazione popolare in Italia e in Europa a sostegno della giovanissima Repubblica Socialista del Titano. I Reggenti del governo legittimo, eletto dal popolo, si resero subito conto che era inutile opporre resistenza alle truppe di Scelba con dei vecchi moschetti della Prima Guerra Mondiale, che la battaglia era già persa, e si arresero spontaneamente. Quel Colpo di Stato perpetrato nel cuore dell’Europa, contro la più occidentale delle Repubbliche con i comunisti al Governo, fu la conseguenza inevitabile di un esperimento politico che gli USA non potevano tollerare. A partire da quella data, inizierà il lento declino di San Marino, che nel corso degli anni si trasformerà nell’ennesimo paradiso fiscale, nell’ennesimo sacrario del segreto bancario e dei fondi neri, terra di conquista di varie consorterie massoniche, soprattutto bolognesi, giustamente inserita nella black list anti-riciclaggio dei paesi in cui i proventi illeciti vengono opportunamente “lavati” e rimessi in circolo da banche compiacenti. Il lento naufragio del Titano inizia da lì, da quel Colpo di Stato che passò in modo indolore, senza spargere una sola goccia di sangue, e che di lì a qualche anno verrà dimenticato.

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