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Digital Humanities

Valentina Rivetti e Sebastiano Iannizzotto (mixed by),  Alessandro Baricco (feat.), The Game Unplugged, Einaudi, pp. 304, euro 14,00 stampa

di FABIO MALAGNINI

A dispetto dei suoi critici, Alessandro Baricco un superpotere ce l’ha di sicuro: morso in tenera età dal ragno radioattivo del mainstream, rende qualsiasi cosa racconti  subito perfettamente ovvia a tutti, fosse pure l’algoritmo segreto di Google.

Pochi mesi fa, in The Game ci ha raccontato che questa volta il Novecento (il secolo breve, non la sua omonima pièce teatrale) è proprio finito. Che la rivoluzione digitale non sia nata dai transistor ma dall’etica hacker e da tipi umani alla Stewart Brand. Basta unire i puntini da Spacewar ai social network, e – TAAC – il risultato sarà la gamification delle nostre attuali esistenze. A differenza dell’Angelo di Walter Benjamin non possiamo guardarci indietro, soltanto avanti nel nuovo Oltremondo digitale.

Se può sembrare un reportage di Wired anni Novanta, la decade d’oro dell’ideologia californiana (il libro omonimo di Andy Cameron e Richard Barbrook è del 1995), è perché a Baricco interessa l’antropologia, non Cambridge Analytica o Black Mirror.  E poi il lettore di Next e dei Barbari chiedeva una mappa per i tempi nuovi, un segnale chiaro e The Game glielo ha dato. Baricco è bravo e nelle interviste ha già aggiustato il tiro, soprattutto sa passare la palla e fare gol anche restando in panchina.

Da qui riparte The Game Unplugged:  un remix, anzi un bonus disc con dodici tracce di altrettanti autori Millennial – qui detti “cannibali digitali”, richiamando la vocazione ultraventennale della Collana Stile Libero. Un esempio di influencer marketing da manuale per portare il verbo di The Game anche tra il pubblico giovane adulto, che di regola il libro di Baricco  lo ricicla al nonno o alla zia.

Dall’antologia affiora una panoramica di Digital Humanities italiani, contenuti di confine emersi un po’ ovunque la sfera della tecnologia abbia intersecato semiotica, sociologia, ambiente, studi di genere e quant’altro.  Ogni saggio contribuisce ad arricchire  il lessico – la mappa, direbbe  Baricco –  del nostro presente digitale, aggiungendo nuovi anelli (nuovi livelli) alla base della narrazione di The Game. A ogni nuovo anello il discorso di fa più preciso, articolato, aderente alla realtà che, volenti o nolenti, ci ritroviamo ogni giorno a condividere. Non troppo sorprendentemente,  nessuno o quasi condivide l’ottimismo di The Game, tutti o quasi ne rispettano la traccia.

Dalla proliferazione delle interfacce simboliche alla retromania anni 80/90 di default quando la memoria artificiale diventa illimitata; dalle vite sorvegliate del capitalismo digitale alle serie non lineari che non ci lasciano mai. Il catalogo è questo e comprende molto altro ancora. Per qualcuno il digitale conserva intatto il suo potenziale di cambiamento e, in meglio o in peggio, la partita è ancora da giocare, per qualcun altro la prima cosa da fare è uscire da un gioco divenuto tossico e riorganizzare le forze. Un po’ apocalittici, un po’ integrati, consolidano entrambi la cartografia del digitale.

E qui sta forse l’unico vero limite che si percepisce in Unplugged: un acuto carotaggio del presente digitale, (anche se un po’ defilato rispetto a temi di punta tipo AI, criptovalute, etc.), senza per ora una visione del futuro, un’ombra o una luce proiettata in avanti. Una lacuna che il prossimo sequel potrebbe già voler colmare…

Testi di Raffaele Alberto Ventura, Francesco Guglieri, Pietro Minto, Philip Di Salvo, Andrea Zanni, Marina Pierri, Alessandro Lolli, Davide Coppo, Matteo De Giuli, Elisa Cuter, Valerio Mattioli, Francesca Coin

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