Antônia nei flashback

Carol Bensimon, Biliardo sott’acqua (trad. di Daniele Petruccioli), Tunué, pp. 144, € 14,00

di ELIO GRASSO

Togliamo a Fargo (film e serie TV) il gelo del paesaggio e lasciamo la polvere sulle strade provinciali, togliamo gran parte della stupidità dai personaggi: nel bel mezzo di istituzioni quasi tribali e remote cronache, dove le sorti brasiliane sembrano incrociarsi al profondo sud americano, appaiono consuetudini ormai contaminate. Ma i miti sono duri a morire. E in Italia li coltiviamo come nessun altro al mondo. Alcol, rancheros, escursioni infinite su automobili oversize, luci che appaiono e spariscono senza sosta, pensieri al vento, tragiche performance, melodie sessuali, retoriche, barocchismo del Brasile fatato, confuso, palmiforme, tortillas e risvegli sudati: un menù che Biliardo sott’acqua porta con sé varcando l’Oceano alla ricerca di popolarità. La troverà nella sua iconologia sacra e profana, nei personaggi che non fanno altro che ricordare ed enunciare le cose perdute e gli avvenimenti traboccanti variabili, e probabili dimenticanze. Stanno tutti intorno ad Antônia, fanciulla di cui non si sa nulla e poco si saprà ma che serve a catalizzare le ipotesi di vita di coloro che l’hanno conosciuta e che qui si sforzano di raccontare qualcosa. Sono sempre gli stessi, giovani differenti riuniti accanto a un biliardo e intenti a tirar fuori dalle loro menti labirintiche tutte le nostalgie e le leggende concernenti Antônia, morta in un giorno qualsiasi on the road: Bernardo, Camilo, il Polacco, Helena, Gustavo, fratelli, innamorati, indigeni e stranieri che avevano fatto parte della sua vita, con la loro dose di tristezze e crudeltà, agitazioni e colonizzazioni culturali. Varia umanità che si muove con i rollerblade ai piedi, ascolta i Guns N’ Roses troppo rumorosi e che trova poche cose perfette nel circondario. L’incidente di Antônia li spinge a covare numerosi dubbi, ma l’affabilità resta come se l’aria di motel e musica country anni Quaranta li trasportasse direttamente in un altro mondo, precedente e carico di una movida più tranquilla. Sono spariti i cinismi, si giunge in un mondo in cui perfino la noia e il sudore appaiono degni di nota. È l’ordine, a tratti etilico, del romanzo in cui fanno capolino domande e domandine onerose e bermuda sgargianti, offerte quotidiane di panorami esotici (tali sono i fondali western trasportati direttamente nel mezzo delle pianure brasiliane) e soprattutto peripezie notturne narrate in incessanti flashback.

Carol Bensimon, di Porto Alegre, dopo questo romanzo del 2009 ha pubblicato altri lavori e di solito viene definita (dalla rivista internazionale “Granta”, per esempio) come una delle migliori autrici brasiliane. Il vantaggio di una resa espressiva mimetica, ariosa, le consente di spingersi verso un realismo non banale, dove la magia non arriva da chissà dove ma da zoomate e flash sulle architetture circostanti e nelle tasche ormai svuotate dei personaggi. L’universo di Biliardo sott’acqua è labirintico come un mercato al momento della chiusura, vi stanno dentro coloro che vogliono tirare le somme giornaliere e quanti non vedono l’ora di allontanarsi. Fra garage e bar di limpido squallore, sete di avventura, desiderio di corpi e cognac a buon mercato, qualche poesia nelle tasche dello studente innamorato (il solito Eliot qui non è per niente “solito”), le immagini sgorgano a velocità sostenuta, quasi improvvisazioni jazz abbastanza raffinate. Se si trattasse di un’indagine il colpevole sicuramente non verrebbe stanato, non vi apparirebbero eroi cool, ma abitanti periferici e viaggiatori depressi e lunatici alla mercé di folate di vento torride e corpi leggermente civettuoli. Ma il romanzo è costruito su menti castigate con una prevalenza di sentimenti carichi di mestizia esistenziale poiché nessuno può sottrarsi a certe casualità regolanti le giornate. L’ultimo fatto realmente accaduto si è congelato nella testa di personaggi sull’orlo della maturità e incapaci di vedere il futuro oltre l’ultimo lembo del loro paese. E questo riempie gli scaffali della nostra irregolare (talvolta cinica) ma documentata ludoteca filmica e letteraria.

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