Un eccentrico annuncio d’amore

Peter Cameron, Gli inconvenienti della vita, tr. Giuseppina Oneto, Adelphi, pp. 122, € 16,00, eBook € 7,99

recensisce ELIO GRASSO

Peter Cameron è uno scrittore che mai mi stancherò di omaggiare, anche avesse pubblicato soltanto il fondamentale Andorra. Libro misterioso, capace di farla in barba perfino all’universo narrativo di le Carré. Non sono il suo biografo ma so che produce, dal 2014, deliziosi libretti in dieci copie sotto la sigla Shrinking Violet Press, libretti fatti a mano, il cui vertice di preziosità è raggiunto dalle memorie del regista James Ivory: Solid Ivory è al settimo volume, e credo che non sia facilmente raggiungibile dal comune lettore. Ma basti conoscerne l’esistenza attraverso il sito web dedicato.

L’eleganza dell’autore in scrittura si esprime altresì attraverso la figura, la simpatia espressa che non sfugge a chi s’imbatte nel suo carnet di foto. I passaggi in Italia, da New York o dal Vermont, organizzati dal suo editore italiano Adelphi, hanno svariato successo, e diffuse attrattive. Libri e immagine non assomigliano a nulla di quanto viene genericamente posato sui banconi delle librerie nostrane. Si potrebbe dire, emulando il pensiero di Proust relativo ai paesi fantasticati da qualcuno (posto da Cameron in epigrafe a Andorra), che gli scrittori vagheggiati occupano un posto assai più grande, nella vita vera, degli scrittori d’esagerata presenza. Ma qui si tratta di un caso speciale, l’apparizione delle opere del Nostro è regolare, segue ritmi naturali e da un po’ di tempo ci sono offerti nell’empatica traduzione di Giuseppina Oneto.

Dopo quest’eccentrico annuncio d’amore, resa giustizia a personali e antichi conforti, abbiamo tra le mani un’ultima opera, un dittico dove sono racchiuse due coppie di protagonisti persi e consumati a Tribeca e in un’oscura provincia statunitense, forse vicino al confine messicano. Nei due racconti (La fine della mia vita a New York e Dopo l’inondazione) il vuoto esistenziale si rivela negli spazi condivisi di persone dalle qualità disperse, dagli entusiasmi ormai spenti, ammesso che siano mai esistiti davvero in un passato più o meno lontano. La consapevolezza di aver perduto la creatività in uno si affianca al tipico esempio di scolorimento psichico di un altro: nel primo racconto la coppia di uomini sfiora quasi senza accorgersene il suicidio mentale (e forse corporale), con un dialogo intessuto da Cameron come fossimo davanti a un radiodramma o a un palcoscenico di Off-Broadway.

Nel secondo racconto assistiamo a scene filmiche di prima qualità, inondazioni fluviali e chiese metodiste, entrambe portatrici di fallimenti vitali. Come se un certo Carver si fosse accorto dell’esistenza di James Cain, ed entrambi avessero concluso le carriere prestandosi alla grazia cinematografica di Martin Ritt. Ma qui è Cameron a parlarci, a scrivere. E lo scrittore rafforza stilisticamente i suoi congegni fino ad avvolgere le nostre reali esistenze (ma quanto reali?) nel pathos umido e vischioso di creature letterarie sempre sul bordo di qualcosa di minaccioso. Sono racconti non sbrigativi, i suoi, pieni di sottigliezze che inducono primaria curiosità, per lasciarci infine frastornati. Le convenienze della vita distrutte in quel di narrato: siccità d’ingegno in uno scrittore appartenente, col suo compagno, alla fauna vip del quartiere alla moda in Lower Manhattan, e invasione familiare da parte di un reverendo femmina che in Italia non tarderemmo un secondo a mandare a quel paese.

Dopo lo sconvolgimento sotterraneo di Andorra, alla ricerca di una biografia novella, e il successivo dissolversi in trame inedite (in verità il romanzo è antesignano, è del 1997), Gli inconvenienti della vita tracciano il perfetto esempio, lontano ma terribilmente vicino, dell’umanità in uno stato d’incongruo stallo e di schemi fino a ieri simbolo di protezione ma che oggi rivelano tutto il loro scomodo dissesto. Siamo onesti, si tratta di individui alla mercé del crollo planetario. La scoperta dell’America, ovvero ultime notizie dai lembi estremi dell’impero.