16 Settembre, 2019

Tag: Italo Calvino

Dal nostro archivio

Segreti nella nebbia

Corrado Peli, I bambini delle Case lunghe. "Un gruppo di ragazzini nell'estate del 1985. Biciclette, scorribande, violenze in famiglia e segreti. Se non fosse che questo romanzo è ambientato a Case Lunghe, località della piccola frazione di San Felice nella Bassa bolognese, a chiunque verrebbe in mente la trama di It di Stephen King. E invece no. La mano che sulla carta decide delle vite di questi ragazzi è italianissima. Classe 1974, Corrado Peli ha realizzato un noir dalle ambientazioni cupe ma affascinanti, un po' nostalgiche per chi gli anni Ottanta li ha toccati con mano."

Fantasia al potere

Claude Debussy, Monsieur Croche. Tutti gli scritti . "Questa raccolta di tutti gli articoli di Debussy, oltre che un omaggio per il centenario della scomparsa del musicista francese, si rivela un compendio dettagliato e illuminante grazie al contributo di Enzo Restagno e al lavoro di traduzione da parte di Anna Battaglia".

Intervista a Gianfranco Calligarich

Intervista a Gianfranco Calligarich, narratore e sceneggiatore, di Walter Catalano. "Avevo deciso di scrivere un romanzo sulla città e così era nato L'ultima estate in città. Rifiutato da tutti gli editori, una sera lo avevo lasciato nella portineria di Natalia Ginzburg che mi aveva telefonato la mattina dopo dicendomi che lo aveva letto durante la notte e che le era piaciuto molto"

Il poeta Živago

Boris Pasternak, La notte bianca. "Alle poesie contenute nel romanzo si rivolgono queste personalità della letteratura, e a queste poesie è dedicato il lavoro di traduzione di Paolo Ruffilli presentato nel volume. Ne La notte bianca sono comprese poesie appartenenti al romanzo di Pasternak, quelle che ripercorrono l’intera vicenda di Jurij, il protagonista del Dottor Živago."

Il Canone Beat. I’m talking about my Beat Generation

Allen Ginsberg, Le migliori menti della mia generazione. Lezioni sulla Beat Generation, "Herbert Huncke, un amico di William Burroughs ebbe un ruolo determinante nello sviluppo della filosofia Beat. Con il suo tipico linguaggio da tossico, Huncke continuava a ripetere “I’m beat”, che significava “sono rimasto senza soldi, sono rimasto senza droga, sono a terra, sono a pezzi, sono finito, fatto, sconvolto”, e a furia di ripetere questa espressione, i suoi amici più acculturati decisero di adottare quel termine per denominare il movimento culturale e spirituale di cui erano portatori".