22 Settembre, 2019

Tag: Gioia Guerzoni

Dal nostro archivio

Le forze del disordine

Giancarlo De Cataldo, L'agente del caos. "L’impressione che si ricava leggendo L'agente del Caos è che l’autore non abbia voluto o potuto sparare tutte le sue migliori cartucce nel romanzo stesso, ma si sia riservato alcuni degli aspetti più incredibili della vicenda e alcuni dei colpi di scena più clamorosi per la serie televisiva che verrà tratta da questa storia, i cui diritti sono stati acquistati prima della pubblicazione del romanzo."

Savinio e Luciano, fustigatori

"Nelle pagine introduttive Savinio ricostruisce la biografia dell’artista greco, grazie alla drammatizzazione del Sogno: in un monologo surreale Luciano in persona racconta del proprio rifiuto della scultura a favore dell’eloquenza e della scrittura letteraria. Savinio lascia così scivolare la propria personalità artistica dietro quella di Luciano, suggerendo l’intimo legame e le forti affinità con uno dei maggiori creatori di universi fantastici, inquietanti, dissacranti e, per consolidare il dialogo elettivo, si concede «la necessaria pazienza» per aspettare e incontrare Luciano, sulle rive del Po."

Il pauroso reame contiguo

Luigi Musolino, Uironda. "Il fatto è che a Musolino non servono creature o dimensioni «altre». La realtà, per quel che lui che ne (dis)percepisce, è più che sufficiente. Una realtà hic et nunc senza andare lontano. Così, nella sua narrativa, i «mostri» diventano le anomalie, le distorsioni, fantasmi della mente che si materializzano per poi scomparire o riapparire sotto mutate vesti."

Futuro d’annata

A.E. Van Vogt, Al di là del futuro. "Al di là del futuro quindi riassume i topoi classici della scrittura dell'autore, e tutti i suoi interessi costanti; in questo caso la comunicazione, che diventa un incrocio fra le teorie di McLuhan e della scuola di Palo Alto, cui spesso Van Vogt ammicca con una costante meta-comunicazione nei confronti del lettore."

Dalí, nostro contemporaneo

Salvador Dalí, Perverso e paranoico. Scritti 1927-1933 - «Prima di tutto ritengo indispensabile denunciare il carattere eminentemente avvilente che ha l’atto stesso di fare una conferenza e, ancor più, l’atto di ascoltarla. È dunque con ogni sorta di scuse che mi accingo a fare recidiva in un atto simile, che va senz’altro considerato quanto vi può essere di più lontano dall’atto surrealista più puro, il quale, come ha spiegato Breton nel suo secondo manifesto, consisterebbe nello scendere in strada, con la rivoltella in pugno, e cominciare a sparare a caso, sulla folla, fino all’esaurimento».