Opera prima

Recensione della prima pubblicazione di un grande autore. Orwell, Pavese, Salgari, De Lillo, Adams… una serie quasi infinita di esordi: di libri che hanno rotto il ponte di un’esistenza. Cosa baluginava dentro quelle prime pagine a indicare una futura grandezza?

Il cielo rosso del coraggio

Giuseppe Berto, Il cielo è rosso. “Uno dei primi romanzi ambientati sul finire della Seconda guerra mondiale ed editi durante la ricostruzione, quando il Paese era ancora un cumulo di macerie e le sue profondissime ferite lungi dall’essere rimarginate. Berto lo scrisse durante l’estate del 1944 nel campo di prigionia di Hereford, nel Texas, mosso dal lancinante senso di colpa di chi, confessò in seguito, “come italiano e fascista sente di aver contribuito allo scatenarsi della guerra”.

Condividi su:
FacebookTwitterGoogle+Share
Continua →

Lo stadio di Wimbledon, di Daniele Del Giudice (1983)

“Lo stadio di Wimbledon” è il primo romanzo pubblicato da Daniele de Giudice; la sua opera prima che si dipana in una ricerca biografica destinata a diventare quasi evanescente. Italo Calvino scrive di questo romanzo: “Chi ha posto giustamente il rapporto tra saper essere e saper scrivere come condizione dello scrivere, come può pensare d’influire sulle esistenze altrui se non nel modo indiretto e implicito in cui la letteratura può insegnare a essere?”

Condividi su:
FacebookTwitterGoogle+Share
Continua →

Senza un soldo a Parigi e a Londra, di George Orwell (1933)

Ritorna in catalogo l’opera prima di George Orwell, Senza un soldo a Parigi e a Londra uscita nel 1933 e seguita poi da capolavori che proiettarono il loro autore al centro dell’attenzione letteraria mondiale e ne fecero scivolare nell’ombra gli esordi. Un libro che corre veloce, come la vita dello scrittore, che in meno di due decenni bruciò se stesso e la propria carriera: e c’è un’urgente ansia di vita, una frenesia, in questa cronaca-romanzo composita e divertente, un Felix Krull senza progetto e per questo tanto più efficace e vero, pieno di aneddoti, episodi e personaggi, tra i quali il più evanescente, alla fine, è proprio quello dell’io narrante, dello scrittore che, mescolato alla folla degli straccioni e dei mendicanti delle due grandi metropoli del titolo, assiste al grande carosello delle esistenze altrui e ne riferisce con incessante meraviglia.

Condividi su:
FacebookTwitterGoogle+Share
Continua →

La lunga marcia, di Stephen King (1979)

Una scrittura apparentemente classica che mescola horror, fantascienza distopica, caratterizzazione attenta dei personaggi, ricostruzione maniacale dei luoghi (seguite il percorso dei marciatori su una mappa del Maine e ve ne renderete conto), e una straordinaria sensibilità alle dinamiche sociali che agitano gli Stati Uniti. In due parole, Stephen King. A tutti gli effetti lo vediamo già manifestarsi in questo romanzo scritto sul finire dell’adolescenza, un libro che suona potentemente radicato nel suo tempo e al tempo stesso capace di restituirci qualcosa del presente.

Condividi su:
FacebookTwitterGoogle+Share
Continua →