RECENSIONI

Il passato che non se ne vuole andare

Il passato che non se ne vuole andare

Paola Barbato, non ti faccio niente. “D’altronde Non ti faccio niente non è un romanzo “facile”: scava in luoghi che non dovrebbero esistere, mette a nudo le paure, il dolore, la rabbia degli adulti che macchiano il candore dei bambini, piccoli testimoni e ‘giudici spietati’, perché ‘il loro semplice stare al mondo ci condanna alle nostre miserie’.”

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Villon sotto la neve

Villon sotto la neve

Robert Louis Stevenson, Un tetto per la notte. “A Stevenson interessa l’atmosfera notturna e un po’ bieca che assume Parigi vista dagli occhi di un Villon non privo di acutezza e velenosa ricerca di suggestioni, trasandatezza e vil denaro. Del resto, è noto, al poeta dedica diverse attenzioni saggistiche. Un tetto per la notte, confluito in New Arabian Nights, narra di una peripezia nel gelo parigino in una notte di tormenta, dopo aver assistito a un omicidio da parte di compagni di gioco e sbronze.”

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Resistenza del mito

Resistenza del mito

AA.vv. Mito classico e poeti del ‘900. “Un’introduzione di temperamento lampeggia sulle urgenze poetiche che hanno varcato l’anacronismo dell’epoca, da Pavese a Brodskij, da Ritsos a Mandel’štam, da Herbert a Calvino. La frequentazione dei classici a qualcuno ha salvato la pelle, ad altri ha permesso di viaggiare controvento su onde lunghissime che hanno intersecato decine di secoli.”

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Archeologia montaliana

Archeologia montaliana

Marco Sonzogni, “Il guindolo del Tempo”. “Considerati i continui depistaggi che Montale faceva subire agli amici e, soprattutto, alle donne “della sua vita”, festeggiamo un disvelamento che piacerà a chi porta con sé da sempre l’intero gomitolo montaliano (il “Romanzo” di cui spesso si è parlato), ma altresì si assisterà alla caduta, per alcuni, di qualche leggenda. L’opera spesso è molto più grande, ampia e profonda del suo autore.”

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Blues padovano

Blues padovano

Massimo Carlotto, Blues per cuori fuorilegge e vecchie puttane. “Nella memoria restano i flash, piazzati di tanto in tanto, sulla tossicità di una provincia ricca e stracciona, che Carlotto conosce bene e di cui appare ottimo giornalista letterario. Le vecchie guardie degli imprenditori della borghesia e della criminalità non esistono più, e proprio in questi anfratti viaggia lo sguardo dello scrittore padovano, dando vita a una specie di reportage dove niente è prevedibile per un occhio comune.”

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