RECENSIONI

Il metodo di Wirth

Il metodo di Wirth

Maurizio De Benedictis, Un filo di corallo rosso. “La trama di base sarebbe però molto buona e interessante, soprattutto per chi vuole approfondire argomenti quali Olocausto, nazismo, seconda guerra mondiale.Una lettura che potrebbe dare molto al lettore, ma che in realtà lo mette in difficoltà nel seguire i vari cambi di scena. Lo smarrimento che ne deriva sfocia in delusione e affaticamento; induce a valutare l’opzione di passare ad altro.”

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Educazione albanese

Educazione albanese

Ornela Vorpsi, Il paese dove non si muore mai. “Ornela, mancando di peli sulla lingua, sapeva descrivere grandi escalations di rancori familiari e assassini a regola d’arte dentro le carceri di stato. Si veniva rinchiusi per aver letto Bel ami e Guerra e pace, o aver accarezzato cartoline postali italiane. E poi il sesso, visto come esalazione pericolosamente femminile, solo per il fatto di avere quella cosa lì fra le gambe, bambina o adulta che si fosse.”

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Tu, sanguinosa adolescenza

Tu, sanguinosa adolescenza

Enrico Brizzi, Tu che sei di me la miglior parte. “Brizzi si riconferma narratore talentuoso e sicuro di sé, che sa sempre giocare i suoi temi favoriti (calcio, Bologna, bicicletta, ancora Bologna, episteme borghesuccia, sempre Bologna, adolescenza e annesse trappole, ecc.) in modo ammirevole. Anche se questo tomo non lo ritengo all’altezza della Trilogia Fantastorica Italiana (di cui è fortunatamente imminente la ristampa), resta comunque un gran bel tour de force narrativo e – come direbbero gli americani – un page-turner.”

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Anatomia della guerra

Anatomia della guerra

Stefan Zweig, Opportunismo. “Nove saggi sul sonno della coscienza che genera mostri, scritti tra il 1914 e il 1941, dallo scrittore più cosmopolita e sapiente della Mitteleuropa. Poeta, filosofo, ricercatore, traduttore, autore di numerose monografie, narratore di enorme eleganza e capacità introspettiva, Zweig vive intensamente, da grande viaggiatore, a cavallo di due epoche.”

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Apocalisse intimista

Apocalisse intimista

Gipi, La terra dei figli. “Questa volta invece il fumettaro pisano ci proietta in uno scenario molto lontano nel tempo e nello spazio, un contesto che nelle mani di un autore meno attento, emotivo e intenso di lui avrebbe rischiato probabilmente di risultare scontato. Gipi, saggiamente, si è tenuto lontano mille miglia da tutti – o quasi – gli immaginabili stereotipi del filone o li ha utilizzati decentrandoli, aggirandoli, spiazzandoli, stilizzandoli in una prospettiva ellittica che li ridefinisce completamente.”

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