RECENSIONI

Da tragedia a farsa spaziale

David Gerrold, Il viaggio dello Star Wolf. “Un teorico della letteratura “alta” storcerebbe il naso a questo cambio di registri, alle diverse ellissi, all’hysteron pròteron in cui Harlie spariglia le carte, ma per fortuna la letteratura di genere persegue altri meccanismi, e accettata la cesura il lettore segue con gran soddisfazione gli eventi e un complesso sistema dubitativo in cui ognuno si interroga: Harlie sulla necessità della menzogna, Korie sull’ambivalenza divina, Brik sullo statuto dei guerrieri Morthan.”

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Le radici del nazismo

Johann Chapoutot, Il nazismo e l’Antichità. “In modo molto serrato Chapoutot conduce il testo di passaggio in passaggio, analizzando la necessità un elemento trainante da parte di un nazismo che legge la propria origine come inappropriata al momento presente e alle speranze future, e che lo trova in questo mito dell’origine nordica: così come lo sarà il modello dello stato platonico rispetto alla forma di quello del Reich.”

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Morto che cammina

Roberto Saporito, Respira. “Ne risulta un noir da manuale, permeato di un’atmosfera di gelo crescente, dove le ripetute fughe del protagonista, sempre convinto di essersi sbarazzato della sua vecchia vita ma poi sempre braccato dal suo passato, hanno un che di onirico e claustrofobico; e riemerge ossessionante quel sentimento di solitudine esistenziale che già s’avvertiva nel Caso editoriale dell’anno.”

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...e ti tirano le pietre!

Claudio Morandini, Le pietre. “Le pietre, con la sua vicenda surreale, tra Ionesco e la letteratura di montagna, di una valle dove abitanti e turisti vengono attaccati da pietre animate da una volontà malevola e ostile, è a tutti gli effetti uno spinoff dello spinoff, una nota a pie’ di pagina di Neve, Cane, Piede. Se quello vi piacque, questo non perdetevelo. Per nessun motivo.”

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Terrore da intenditori

Fritz Leiber, La cosa marrone chiaro. “Del resto, cliquot ha azzeccato tutto: la copertina, la carta, l’impaginazione, il carattere di stampa. Ha anche affidato la traduzione a Federico Cenci, che è un autentico studioso di Leiber. Il risultato è un lavoro di archeologia letteraria di tutto rispetto; però anche un libro che si legge con gusto.”

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