RECENSIONI

Di cosa è fatta la lingua della traduzione

Di cosa è fatta la lingua della traduzione

Michele Sisto, Traiettorie. Studi sulla letteratura tradotta in Italia. “Di che cosa sono fatte le letterature nazionali, di che cosa è fatta la letteratura italiana? Il canone sembra chiaro, ma è davvero così? Spesso le lingue nazionali sono più di una, in Italia come altrove (dialetti, idioletti, minoranze linguistiche e così via), e anche l’italiano è tutt’altro che uno. Inoltre esiste anche “un altro corpus molto vasto, anch’esso in lingua italiana: la letteratura tradotta”.

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Frammenti aguzzi per le vie di Belluno

Frammenti aguzzi per le vie di Belluno

Patrizia Valduga, Belluno. Andantino e grande fuga. “Belluno, intesa come città, assume in Valduga le sembianze di uno schermo vitale, non soltanto per quel che riguarda un “Posto di vacanza” di sereniana memoria. Si tratta di un controtempo improvviso, l’irruzione di settenari e endecasillabi in quartine dove uno sbilanciamento umorale si fa sentire forte e chiaro, come una spira risvegliata dal sonno, e risalente l’atmosfera di quel cielo nordico, sovrastante il luogo prediletto.”

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Il Canone Beat. I’m talking about my Beat Generation

Il Canone Beat. I’m talking about my Beat Generation

Allen Ginsberg, Le migliori menti della mia generazione. Lezioni sulla Beat Generation, “Herbert Huncke, un amico di William Burroughs ebbe un ruolo determinante nello sviluppo della filosofia Beat. Con il suo tipico linguaggio da tossico, Huncke continuava a ripetere “I’m beat”, che significava “sono rimasto senza soldi, sono rimasto senza droga, sono a terra, sono a pezzi, sono finito, fatto, sconvolto”, e a furia di ripetere questa espressione, i suoi amici più acculturati decisero di adottare quel termine per denominare il movimento culturale e spirituale di cui erano portatori”.

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Dissonanze a Caracas fra luce e grigiore

Dissonanze a Caracas fra luce e grigiore

Karina Sainz Borgo, Notte a Caracas “Il principale punto di forza del romanzo è soprattutto la rappresentazione di una Caracas sull’orlo della guerra civile, una capitale mondiale dell’omicidio in cui non ci si può fidare di nessuno, tanto meno delle forze dell’ordine corrotte e in combutta con i membri del partito, gli accaparratori e i gruppi paramilitari.”

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L'autunno da dietro il doppio vetro

L'autunno da dietro il doppio vetro

Halldóra Thoroddsen, Doppio vetro “Doppio vetro racconta, in poco più di cento pagine, un paio di anni nella vita di una donna ultrasettantenne, rimasta vedova e che vive in un appartamento del centro di Reykjavík. I figli, adulti e sposati, vivono altrove, e i nipoti si trovano in quell’età in cui ritengono di non aver nulla da imparare dai nonni; la solitudine è perciò all’apparenza il tema principale, ma solo all’apparenza, perché la protagonista non indulge mai sulla propria condizione.”

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