RECENSIONI

Intrighi a corte

Intrighi a corte

Christelle Dabos, Gli scomparsi di Chiardiluna. “Avvertenze per il lettore. Il libro in oggetto può mordere le dita, le pagine possono girare troppo velocemente. In un susseguirsi di emozionanti colpi di scena e situazioni tragicomiche la Dabos ha costruito un mondo perfetto, così ricco di elementi e dettagli che queste quasi seicento pagine volano via veloci.”

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Reportage di morte

Reportage di morte

James Ellroy, Cronaca nera, Einaudi. Una recensione di Roberto Sturm. Ellroy si cimenta in due reportage, una forma a lui meno usuale, di casi di cronaca avvenuti negli anni Sessanta a New York e negli anni Settanta a Los Angeles.

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Uno sguardo vertiginoso

Uno sguardo vertiginoso

John R. Searle, Il mistero della realtà, Raffaello Cortina Editore. Una recensione di Elio Grasso. Guardare la realtà con gli occhi di tutti i giorni, il più delle volte è semplice, neppure si pensa a varcare uno dei confini più immediati e a portata di mano: che cos’è la realtà? Chi ha voglia e tempo di pensare a come possa esistere tutto quanto, noi stessi, e insomma l’universo delle cose?

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Un brano spontaneo di città operaia

Un brano spontaneo di città operaia

Francesco Pecoraro, Lo stradone, Ponte alle Grazie. Una recensione di Isabella Bignozzi. Il caffè non è buono – dice il narratore – nell’unico bar che ancora resiste prima del curvone. Si fumano Marlboro rosse, i pensionati camminano spenti e malvestiti, chiusi in un opaco malumore tra sprazzi di razzismo qualunquista, evitando sui marciapiedi gli accumuli di immondizia e le deiezioni abbandonate dei cani. Siamo nel quadrante delle fornaci, nella sacca operaia che ha fatto a mani nude i mattoni e i laterizi che hanno ingrandito la città di Dio, nel quartiere che non è un quartiere, non è una borgata, non è aggregato urbano in armonia con il resto del territorio. Una comunità sub-urbana con una storia diversa.

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Anarchia nomade

Anarchia nomade

Francesco Verso, I camminatori vol. 1 I Pulldogs; vol. 2 No/Mad/Land, Future Fiction, Una recensione di Roberto Paura. I camminatori è anche un messaggio politico: è possibile immaginare un mondo alternativo a quello odierno anche senza abbracciare le teorie della decrescita e il luddismo tecnologico, ma sfruttando le nuove tecnologie e accettando l’idea di un’evoluzione umana in sinergia con l’ambiente. I pulldog, che in origine non sono altro che degli squatters romani, gli scarti della società del benessere insostenibile, intuiscono per primi che è possibile conciliare ritmo lento e veloce, tecnologia e sostenibilità, multietnicità e legame con le proprie radici. Le antinomie del nostro tempo sono tutte risolte in questo romanzo che, come un tempo fu Straniero in terra straniera di Robert A. Heinlein, potrebbe diventare il manifesto di una nuova controcultura.

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