RECENSIONI

La CIA ci spia (e non solo lei)

Stefano Di Marino, Guida al cinema di spionaggio. “In questo volume si affronta il cinema di spionaggio da un punto di vista cronologico, dalle pellicole del primo Novecento ai film dedicati alla guerra fredda tra USA e URSS del secondo dopoguerra, per poi continuare con le produzioni più moderne, il cinema asiatico e le «spie del nuovo millennio». Tuttavia, un approccio esclusivamente temporale sarebbe stato troppo limitativo: Di Marino propone quindi approfondimenti tematici, dando particolare rilievo, per esempio, ai film che hanno segnato un punto di svolta per il cinema di spionaggio e all’opera di John Le Carré, il «narratore della Guerra Fredda».”

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I rischi del thriller

Christina Dalcher, Vox. “La novità dovrebbe essere il lato linguistico, nella misura in cui la protagonista, Jean, è una neurolinguista forzata a diventare casalinga, scacciata dall’università dove lavorava e dai laboratori dove ricercava una cura per l’afasia. Una neurolinguista che adesso non solo non può più esercitare la sua professione, ma neanche articolare più di 100 parole al giorno, se non vuole ricevere una sgradevolissima scossa elettrica dal braccialetto contaparole che è stata costretta a mettere al polso e che non può togliere per nessun motivo.”

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Di qua da Princeton

Alessandro Giammei, Una serie ininterrotta di gesti riusciti. “Il libro è certamente anche una serie di esercizi intellettuali, e insieme auto-finzionali, sul Grande Gatsby di Fitzgerald. Se i riferimenti a quest’opera, sia nei titoli sia nel contenuto dei singoli capitoli, sono iper-evidenti, il vero sottotesto sembra essere però un’altra opera di Fitzgerald, ossia Di qua dal Paradiso. Quest’ultimo, infatti, è ambientato proprio a Princeton, e Amory Blaine è presente nella scrittura di Giammei tanto quanto Gatz e compari, e forse anche di più, indicando ancora una volta come l’autore sappia mantenere viva la tensione tra le diverse polarità dell’immaginario.”

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L'altra metà del modernismo

Shari Benstock, Donne della Rive Gauche. “Certamente la rivoluzione culturale del primo Novecento passa per una molteplicità di nomi, anche maschili, ma Benstock nel suo saggio ribalta la concezione comune. In ogni capitolo, e soprattutto in ogni paragrafo, la descrizione delle singole esistenze femminili è molto puntigliosa, ma tutto serve (e moltissimo) ad addentrarci in una società in cui i cambiamenti avvengono a ritmi elevati, e non soltanto per la guerra che sconvolge lo stato dell’Europa.”

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Quello che da solo non si può dire

A. Igoni Barrett, L’amore è potere, o almeno gli somiglia molto. “Usciamo da Poteko nel quinto racconto, percorso circolare nel traffico intasato di Lagos, e nel nono, che ci porta in viaggio in Kenya, per una storia di tira e molla. In queste deviazioni guidate possiamo imparare molto non solo sul trasporto pubblico e, in filigrana, scorgere la storia del Paese – grazie anche alle essenziali note di Michele Martino, l’abile traduttore – ma anche vedere la Nigeria con occhi kenioti. Qualcuno potrebbe scoprire che gli africani nnteon sono poi tutti uguali e che esistono, purtroppo e ovviamente, pregiudizi interni al contine.”

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