A PULP STORY

PULP Libri nacque come inserto di Rumore, una delle più importanti riviste italiane di cultura musicale pubblicata dalle Edizioni Apache di Claudio Sorge, che decise di dedicare alcune pagine ai libri. La sua uscita in edicola data aprile 1996: il coordinatore era Claudio Galuzzi, in redazione Fabio Zucchella e Marco Denti, la grafica raffinata affidata a Giacomo Spazio. La rivista proclamava sulla copertina il suo progetto di occuparsi delle “letterature di fine millennio”. Tra i collaboratori del primo numero figurava Renzo Paris, scrittore, docente universitario e traduttore, che accompagnerà la rivista fino al suo ultimo numero; assieme a lui scrittori, editor e intellettuali come Vittore Baroni, Luther Blissett, Claudia Buonadonna, Daniele Brolli, Antonio Caronia, Carlo Lucarelli e molti altri. In quelle 66 pagine a colori un nubifragio di parole e testi incrociati su James Ellroy, Cormac McCarthy, Lou Reed e i suoi testi, Paul Auster, Jerome Charyn, Daniel Pennac, Paco Ignacio Taibo II e uno speciale sullo splatter.

Perché si chiamasse PULP nessuno poi lo ha mai chiarito. Certo, il primo numero si chiudeva con un articolo sulla scrittura cinematografica di Quentin Tarantino, Feltrinelli aveva appena pubblicato l’ultimo romanzo di Charles Bukowski, Pulp appunto, dedicato alle avventure dell’investigatore Nick Belane, e poi c’era in testa di tutti quell’idea della narrativa popolare statunitense con le sue riviste a poco prezzo di racconti polizieschi, di fantascienza, del sovrannaturale, di western, di guerra, di storie di galera e perfino di sport. Tuttavia la rivista non fu mai univocamente dedicata al pulp, ma, numero dopo numero, si dedicò naturalmente all’intero fenomeno della scrittura, dal classico al fumetto, dalle canzoni d’autore alle sceneggiature cinematografiche.

 PULP Libri non ebbe mai un editoriale, una voce di redazione, una linea precostituita. Semplicemente pubblicava. Marco Lanterna, ne Il caleidoscopio infelice. Note sulla letteratura di fine libro, ha scritto che la rivista si connotava per “l’assolutezza critica (cioè l’assenza di calcolo o tornaconto), l’anarchia metodologica, il convincimento che si debba combattere per l’idea, anziché lasciar perdere secondo comode nenie fataliste, fosse solo per una questione di stile, di condotta, di etica”.

La rivista ha cessato di esistere con il numero 104, nel luglio del 2013, dopo 17 anni di uscite bimestrali regolari. Quasi subito cominciò a circolare tra alcuni collaboratori l’idea di riprendere su Internet un’attività di scrittura dedicata alla letteratura e proseguire il progetto di Pulp Libri, ma solo nell’agosto del 2017, usando l’ambiente di Facebook, si riprendeva a pubblicare recensioni e a ricostituire una sorta di redazione; era anche l’occasione, visto lo sviluppo dei vari social, di sperimentare nuove forme di analisi dei libri e degli autori, di discussione delle idee e delle proposte, di diffusione dei contenuti.

Questa esperienza della pagina Facebook intestata a Pulp Libri ha superato le nostre aspettative in termini di risposta del pubblico (con un buon numero di vecchi lettori della rivista cartacea) e di attenzione da parte delle case editrici, e ci ha convinto a riprendere una forma stabile di contatto con i lettori. L’idea è quella di una pubblicazione on-line che mantenga le tre sezioni che costituivano la vecchia PULP (interviste/anteprime, recensioni, retrospettive/rubriche), ma anche alcune novità non presenti nella versione a stampa.

Questa nuova versione di Pulp Libri, la sua terza incarnazione per così dire, presenterà alcune importanti innovazioni rispetto all’edizione cartacea. Però dell’esperienza storica intendiamo mantenere quella sobrietà, indipendenza e autonomia che furono il punto di vista caratterizzante di tutta quell’esperienza editoriale. Pulp non era una un rivista di critica letteraria (in Italia ce ne sono già molte e belle), ma una rivista utile ai lettori per scegliere, tra le tante novità, i libri che “gli andavano bene”. I nostri lettori non erano scrittori, intellettuali, professionisti dell’editoria o accademici, ma persone che leggono 2 o 3 libri al mese e che sfogliavano Pulp per non sbagliare i loro acquisti. Per 104 numeri, le lettere e le mail che sono arrivate a migliaia e che ci hanno dato grande soddisfazione non sono state quelle degli autori, degli editori o degli intellettuali, ma quelle dei lettori che ci scrivevano “grazie a voi, in questi due mesi ho letto tre libri che mi sono piaciuti”.

Che dire, buone letture.

dg & ur

Qua trovi una Raccolta di copertine PULP Libri

 

 

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