Muri che dividono, muri che ospitano

Michela Monferrini, Muri maestri, La nave di Teseo, pp. 142, € 18,00 stampa, € 9,99 Ebook

di GIACCHINO DE CHIRICO

Che ne pensiamo dei muri? Tutto il male possibile, risponderebbe chiunque tra i nostri contemporanei dotato di buonsenso e di sensibilità, che non sia ossessionato dalla propaganda politica dominante e non creda che ci siano eserciti di criminali accampati attorno a casa propria pronti a sgozzarlo non appena mette il naso fuori.

Eppure la risposta può anche essere diversa, ce lo dimostra una giovane scrittrice, Michela Monferrini, con il suo ultimo libro, Muri maestri. Con una scrittura leggera e raffinata, a volte perfino poetica, Monferrini ci invita ad accettare la sfida di un nuovo punto di vista su quei manufatti che oggi si stanno ricoprendo di disonore ma che in luoghi diversi e in tempi differenti svolgono o hanno svolto funzioni molto più nobili. Per questo motivo i muri di cui ci parla l’autrice sono “maestri”: maestri di storia, di cronaca, di umanità, di solidarietà. In un’altra parola, maestri di vita.

Senza mettere in fila l’elenco dei muri presi in considerazione, ci basti sapere che la curiosità della giovane autrice si spinge anche molto indietro nel tempo fino agli ultimi decenni del XIX secolo chiamando in causa Dickens e lo scultore inglese Watts. Oppure ci racconta di un cimiteriale “muro degli eroi”. O anche si sofferma sul tema dell’arte contemporanea, ci parla di istallazioni e di artisti concettuali.

Il percorso proposto si divide per grandi aree tematiche: Fratellanza, Desiderio, Amore, Sensibilità, Impegno, Giovinezza, Dolore, Fede.

La varietà di episodi, di scelte culturali e politiche, di prese di posizioni e di comportamenti considerati da Monferrini ci fornisce bene l’idea dell’impegno certosino che deve essere costato all’autrice. Il suo racconto sui muri potrebbe esso stesso diventare un muro, come quelli di cui si parla nel libro. Un muro dei desideri come i “Before I die Walls” che si trovano in Canada, in Messico ad Avignone o a Denver. Costruiti dai gruppi civici con gli obiettivi più vari: muri sui quali le persone lasciano scritte le speranze che vorrebbero realizzate: “prima di morire vorrei riuscire a dirti ti amo”. Una dichiarazione che apre la strada alla sezione dedicata all’Amore in cui è del tutto evidente la coerenza stilistica della scrittura con le tematiche trattate.

Nel libro non mancano certo i muri (drammaticamente) famosi. C’è il muro di Berlino e non manca il muro che divide gli ebrei dai palestinesi che ognuno chiama in modo diverso a seconda di come si aggiusta la propria coscienza: gli israeliani lo chiamano recinto, l’ONU barriera (barrier in inglese), i palestinesi “muro”.

Ma ci sono anche i muri che “ospitano” piante rampicanti come i muri antichi di Roma. I muri digitali e il memoriale per John Lennon. Tutti muri che raccontano storie che rischiavano di essere dimenticate ma che invece hanno un valore umano fortissimo. Come nella vicenda pazza e commovente del povero Tsang Tsou Choi a Hong Kong, un artista, writer, buon padre di famiglia, convinto (forse a ragione) di dover ereditare il reame di una piccola isola. O ancora meglio, le diverse vicende di writers anziani che in diverse parti del mondo gridano sui muri le proprie convinzioni incuranti degli interventi di polizia. Proprio i writers occupano un posto importante nella narrazione poiché si collocano dalla parte di chi scrive e molto spesso si assumono il compito di animare i muri, di dargli una funzione sociale, di farli portatori di simboli e allegorie. Sono rivoluzionari a loro modo, non perché (a volte) infrangono la legge ma perché piegano la materia frutto dell’odio e della paura facendola diventare occasione di dialogo e conciliazione.

Verso la fine del libro troviamo un muro ”tutto nostro”. Drammaticamente nostro. Il muro della stazione di Bologna che ricorda a tutti l’orribile attentato del 2 agosto 1980.

Si conclude con il tema della Fede, ma è nell’area tematica del Dolore che si trovano le considerazioni definitive che riguardano la tradizione umana di erigere muri e/o di considerarli parti significative della nostra vita civile. Vi si scrive del Muro del Pianto, il più antico e forse il più importante di tutti i muri. È il muro occidentale, l’unica parte rimasta integra dopo la distruzione del secondo Tempio di Gerusalemme a opera di Tito nel 70 a.c. Nelle sue fessure il muro conserva e raccoglie i sentimenti dell’animo umano. Un vero e proprio scrigno di preghiere , di dolore, di fede e di speranze. Un luogo dolente che permette ai sentimenti degli esseri umani di stagliarsi in alto, solenni, con tutti i loro limiti, la loro umanità e il desiderio per una vita migliore.