Captorix vs  Subutex

ELISABETTA MICHIELIN

È singolare che i due romanzi francesi usciti in Italia a pochi mesi uno dall’altro e che hanno l’ambizione di raccontare la Francia odierna (o la fine della Francia?) abbiano al centro la chimica. Parliamo di Serotonina di Michel Houellebecq appena arrivato nelle librerie italiane e di Vernon Subutex di Virginie Despentes tradotto pochi mesi fa da Bompiani (in italiano finora solo la prima parte della trilogia).

Florent-Claude Labrouste il protagonista di Serotonina ogni mattina si fa di Captorix, la piccola compressa bianca, ovale e divisibile che ha fra gli effetti secondari “la nausea, la scomparsa della libido, l’impotenza”. Il personaggio principale del romanzo della Despentes, il nome del farmaco – il Subutex che cura la dipendenza da eroina e oppiacei – lo porta addirittura come soprannome.  La chimica quindi, che:

Non cura né trasforma; interpreta. Ciò che era definito, lo rende passeggero; ciò che era ineluttabile lo rende contingente. Fornisce una nuova interpretazione della vita – meno ricca, più artificiale, e improntata a una certa rigidità. Non dà alcuna forma di felicità, e neppure di vero sollievo, la sua azione è di tipo diverso: trasformando la vita in una serie di formalità, permette di raggirare. Pertanto aiuta gli uomini a vivere, o almeno a non morire – per qualche tempo.

Così Houellebecq. Ma nel romanzo della Despentes le pillole e la droga si intrecciano con moltissimi personaggi, e se Vernon è chiamato Subutex qualche ragione ci sarà. Aspettiamo la traduzione del secondo volume che, a quanto sembra, è ambientata nel mondo dei rave party e della cultura dj con conseguenti “esperienze psichedeliche”. I due protagonisti hanno molti tratti in comune: la depressione, l’età – che sfiora i 50 anni, rapporti disturbati con le donne e con gli amici (Florent in particolare ha un unico amico); entrambi procedono verso una sorta di “annientamento” di se stessi: Florent attraversando la Francia da Parigi alla campagna nel mezzo della grande crisi del settore agricolo e zootecnico legato alla mondializzazione dell’economia, e Vernon da un divano all’altro delle case degli amici per finire letteralmente in strada.

La crisi immobiliare di Parigi, con i prezzi delle case e le spese condominiali altissime, è un altro tema comune ai due romanzi, infatti, “passata la quarantina, Parigi accetta solo i figli dei proprietari di immobili, il resto della popolazione prosegue la propria strada altrove”, scrive nel suo romanzo la Despentes. A Florent va meglio, perché parte da una situazione di privilegiato e abbiente. Ambedue, poi, hanno mandato a monte le relazioni d’amore che avrebbero potuto dare un senso alla loro vita e, perché no, la felicità. Florent, che in definitiva è un uomo sentimentale (che si sa essere l’altra faccia del cinismo) e con una visione piuttosto tradizionale della coppia, ne soffre moltissimo e si accusa di aver rotto con Camille. Vernon è più “sotto traccia”, non gli passa neanche per la testa di dare giudizi e men che meno consigli. Semplicemente “gli piace pensare che ha limitato i danni” evitando una relazione stabile. Inoltre Florent sa cosa sono i soldi, (si parla molto, moltissimo di soldi in Serotonina) e riesce anche a farli, solo la depressione glieli porta via; Vernon invece è uno che la vita la prende dal lato opposto, ha sempre condiviso l’idea – che per un lungo periodo del secolo scorso era senso comune per molti – che “fosse più importante essere che avere” e le ragazze con cui stava “se ne fottevano di sapere che aveva il conto in banca bloccato”.

E poi, naturalmente, per usare delle vecchie diciture, Florent è di “destra” e Vernon è di “sinistra”; ne consegue che anche lo stile della disfatta sia diverso: il primo è pieno di risentimento, mentre Vernon, che aveva “aveva un talento particolare nell’ignorare le proprie emozioni”, è sostanzialmente indifferente e mai invidioso. 

Cosa differenzia però i due romanzi che hanno anche la caratteristica di essere entrambi leggibilissimi (e qui si potrebbe aprire una parentesi sulla qualità letteraria della leggibilità)? Credo che ciò che in Despentes è una qualità, perché la leggibilità non va a scapito della profondità materialistica della lettura della realtà francese, in Houllebecq diventi invece più un elenco dei “luoghi comuni” dello scrittore e di tutti i suoi testi, con un ammiccamento continuo al lettore, giocando anche sulla sovrapposizione tra narratore e scrittore (chi parla? Florent o Houellebecq? La voce narrante prende infatti a prestito molti dei proclami dello scrittore stesso contro le donne, i gay ecc. ecc.). Una sequela di luoghi che il lettore di Houellebecq (ormai smaliziato dai precedenti romanzi) vuole trovare nei suoi libri, comprese scene come quella della pedofilia (e come poteva mancare?) che francamente sembra un po’ appiccicata, senza una necessità interna allo svolgimento della trama con dei tratti molto stereotipati… (a meno che, anche qui, lo scrittore, ci dica: volete un effettaccio, visto che non siete meglio del mio personaggi e forse di me stesso? Eccovi serviti!).

Come scritto, l’assunzione di Captorix ha come effetto collaterale l’impotenza. Una cosa devastante – temperata solo dall’inibizione anche del desiderio – per un uomo come Florent la cui vita gira intorno al sesso e l’io si costruisce a partire dalla potenza del pene. Per Vernon, la sessualità non è così centrale ed ossessiva, e infatti fa o non fa l’amore anche per molto tempo, ma “funziona”; è quindi  un personaggio in un certo modo più all’altezza dei tempi, il suo modo di fallire è più credibile. Florent in confronto sembra davvero un uomo dell’Ottocento. Il puro francese bianco ricco e ripiegato sul proprio membro, tanto che ci si chiede se l’addolorarsi per la sua scomparsa sia cosa seria o faceta… Inoltre, dato che le persone e anche i personaggi letterari vivono e si definiscono nelle loro relazioni, e il personaggio di Florent vive e rimugina in perfetta solitudine, ci si chiede, ancora, se non sia un’allucinazione la sua dolente e presunta “bianchezza” o “franciezza”.

In definitiva dove Florent è una caricatura d’uomo fin dall’origine, che si è rotto, Vernon è una figura più fluida e indefinita; così i personaggi che compongono il puzzle nel romanzo di Despentes hanno spessore e concretezza non di per sé ma nelle relazioni, di potere, di genere, di classe, di razza,  in cui interagiscono. In Serotonina sono molto più irrigiditi nei propri ruoli. L’unico amico di Florent rappresenta la Francia dell’antica nobiltà di campagna; le donne non escono dagli stereotipi della visione del protagonista, belle e scopabili fino quasi ai 30 anni, poi patetiche e, in definitiva, tutte stronze e che agiscono solo di “ribattuta” al maschio alfa. Ai genitori del protagonista il compito di rappresentare l’amore perfetto ed esclusivo da cui il figlio è stato espulso, causa primigenia dell’impossibilità di Florent ad accedere alla gioia del “vero amore”. L’immagine del pedofilo precedentemente citata poi è talmente “tirata via” da rasentare la macchietta.

Accostando i due romanzi colpisce l’estrema laconicità di Vernon, che non sembra riflettere mai su stesso, e certamente neanche sulle proprie azioni; non va al di là del primo grado in un certo modo, mentre Lorent pensa ininterrottamente, si autodenigra con un gusto quasi laido, spara in continuazione giudizi e pregiudizi su tutto, oltre a darci, con distaccata ironia – gli si deve dar atto – consigli su ogni cosa, non mancando di elencare i propri gusti letterari con la sonora bocciatura di Mann e Proust, lo sberleffo a Blanchot e una ripetuta (c’era anche nel precedente Sottomissione) attenzione allo spiritismo, rifugio dei “cuori sinceri e buoni” che per forza di cose (studi scientifici, ecc.) non hanno più accesso alla fede cristiana. Ha, poi, la curiosa attitudine a cibarsi di piatti prelibati di cui costantemente ci dà i menu con una dovizia di particolari da rasentare le guide turistiche! Si sa che i depressi bevono e anche molto, ma che si rimpinzino di ostriche, aragoste e squisiti formaggi regionali ci giunge nuova.

Infine, come direbbe Celentano, Vernon è rock (il romanzo è innanzitutto una splendida colonna sonora), Serotonina è lento (e, come ha fatto notare qualcuno, il nostro sapientone ma distratto Florent, confonde Ummagumma con Atom Heart Mother dei Pink Floyd!).

Un approfondimento su Vernon Subutex 1 qui