Tutti gli articoli di Stefano Rizzo

Manganelli: letteratura al quadrato

Giorgio Manganelli, Non sparate sul recensore, a c. di Michele Farina, pref. Lietta Manganelli, Nino Aragno Editore, pp. XII-706, €35 stampa

recensisce STEFANO RIZZO

L’ultima uscita di Aragno su Giorgio Manganelli (autore, per dirne solo tre, di Pinocchio: un libro parallelo, Centuria: cento piccoli romanzi fiume e dei saggi di Letteratura come menzogna) è un imponente, ma seducente e piacevole volume contenente una ricca antologia delle recensioni pubblicate lungo cinquant’anni di carriera.

Le nuove edizioni delle opere letterarie e saggistiche di Giorgio Manganelli stanno uscendo da anni per Adelphi con nuova curatela e sono consigliatissime perché sono quanto di più terapeutico possibile nell’arido (oppure straripante, è la stessa cosa) panorama letterario attuale. Da qualche tempo, però, la figlia Lietta sta promuovendo per i tipi di Aragno alcune inedite pubblicazioni «laterali». Faccio riferimento alle epistole di Circolazione a più cuori. Lettere familiari e I borborigmi di un’anima. Carteggio Manganelli-Anceschi e ai testi teatrali di Tragedie da leggere, Riunioni clandestine e Cerimonie & artifici (quest’ultimo contenente testi critici sul teatro).

L’aggettivo laterali non vuole significare per nulla «minori», sia chiaro. Anzi, mi sento di sottolineare come anche nella periferia della sua opera si possa ritrovare il più puro spirito manganelliano. E infatti ecco quest’anno, a confermare questo pensiero, aggiungersi agli altri libri questo, forse il più importante della serie. E che un volume di recensioni non sia qualcosa di minore è ribadito dalla definizione della critica data dallo stesso Manganelli, semplicemente: «Letteratura sulla letteratura». Scrivere di un libro non è altro che fare letteratura, certo, una letteratura al quadrato, ma chi è in grado di dire se davvero la letteratura che frequentiamo, alta o bassa che sia, sia senza esponente?

Uno dei valori aggiunti di questo volume è che non solo permette di ripercorrere l’esperienza critica di Manganelli nella formazione di un gusto e di uno stile, ma anche di attraversare cinquant’anni di storia delle riviste letterarie italiane. Nel comporre questa grande antologia, l’ottimo curatore Michele Farina ha consultato con pazienza biblioteche e archivi, ma anche collezioni private, dato che le riviste letterarie – soprattutto le più antiche e le minori – sono spesso assenti dalle collezioni pubbliche. Il risultato di questo lavoro prezioso è un viaggio che parte dal 1940, dell’esordio assoluto di Manganelli con un breve racconto già manganelliano (su La giostra, giornalino del liceo Beccaria di Milano), e arriva fino alla collaborazione del 1989 con Italia Oggi e Il messaggero, l’ultima prima della morte avvenuta nel 1990. Nel mezzo c’è un mondo oggi scomparso o interamente trasformato, quello delle riviste: Paragone, Il Mulino, Il Gatto Selvatico, Tempo Presente e L’Illustrazione Italiana e ancora il verri, Il Caffé, Il Menabò di letteratura, Quindici, Alfabeta, Aut Aut e Libri Nuovi… un’incredibile ricchezza di proposte e di visioni letterarie e critiche che correva parallela alle pubblicazioni da libreria e ha nutrito la cultura di tutto il Novecento.

In questo tomo, anche editorialmente pregevole (come tutti i volumi Aragno la carta è pregiata e la fattura del libro in generale è di alta qualità e, fatemelo dire, questo non è gusto del superfluo, non è superficie), si fanno molti incontri interessanti: da Stevenson (recensione de Il signore di Ballantrae e altri) a Hawthorne, Sherwood Anderson, Chaucer, C.S. Lewis (Le lettere di Berlicche, una recensione entusiasta), Cecchi, Conrad, Lytton Strachey, Sinclair Lewis per citare solo alcuni tra i moltissimi autori da lui trattati nei primi anni, quelli della rivista Il Ragguaglio Librario, nella quale apparvero sue recensioni fino al 1949. È esistito anche un «giovane Manganelli», quindi! Un critico più equilibrato, meno smaliziato, lontano da quell’autore che abbiamo adorato poi, che sembrava aver letto tutti i libri (e forse lo aveva davvero fatto) in un passato lontano. Eppure già malato di fantasmi, di ombre, innamorato del fantastico e sedotto dall’apocalisse (eccezionale la recensione di La nube purpurea di M. P. Shiel).

Straordinario è anche il giacimento, qui conservato, dal quale l’autore trarrà materia per le sue opere. Ad esempio «l’anno di stretta convivenza con Poe», che diede vita ad una delle più belle traduzioni italiane di un’opera in lingua inglese, ha a sua volta alle spalle anni di frequentazione e di scrittura sull’autore, figura imprescindibile per il Manganelli critico e scrittore (ma, ripeto, c’è davvero differenza?).

Quanta abbondanza, in questa raccolta, di brevi profili, accenni, consigli, righe essenziali su libri celebri e sconosciuti! E quanta voglia di recuperare certe opere di cui oggi non si parla più. E quanto desiderio di riaprire volumi che abbiamo letto ma vorremmo adesso rileggere, dopo le poche e preziose parole del grande Manganelli.

http://www.ninoaragnoeditore.it/

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Non c’è più la letteratura di una volta

Gianluigi Simonetti, La letteratura circostante: Narrativa e poesia nell’Italia contemporanea, Il Mulino, pp. 456, €29,00 stampa

recensisce STEFANO RIZZO

Come si scrive e perché si scrive la letteratura in Italia oggi? In questo saggio Gianluigi Simonetti (autore di Dopo Montale. Le «Occasioni» e la poesia italiana del Novecento, del 2002) scandaglia gli ultimi trent’anni di letteratura italiana, narrativa e poesia, analizzando i singoli testi più significativi e, nel contempo, evidenziando le indicazioni sociologiche in essi presenti rispetto a ciò che accade fuori dal campo letterario. Il titolo è un modo efficace di indicare tutta la letteratura che si pubblica e legge nel nostro Paese e che ci sta – per l’appunto – attorno. Quella grande e quella mediocre, quindi, quella colta e quella di massa, quella che vuole far conoscere e quella che vuole far evadere.

Per affrontare la contemporaneità letteraria non è più possibile riferirsi ai soli testi che ancora mantengono un rapporto significativo con la produzione più alta del passato, e del ‘900 in particolare, ma è necessario conoscere e analizzare anche quella produzione media che domina le classifiche e i banconi delle librerie. Simonetti dedica alcune pagine molto interessanti a Fabio Volo e Federico Moccia, che ho trovato utilissime per cercare di capire questo Paese e la sua cultura. Pagine equilibrate, senza inutili e superficiali attacchi alla letteratura mediocre che ci circonderebbe. Il libro di Simonetti è spesso appassionante perché sa leggere le opere letterarie anche nei loro lati meno evidenti, ma ancor più ricchi di spunti di riflessione e perché sa far emergere (spesso per la prima volta) alcune influenze fondamentali degli altri media sulla letteratura. Chi aveva individuato prima e così nettamente in Andrea Pazienza uno dei principali riferimenti per la nuova letteratura italiana degli anni Ottanta e Novanta?

La letteratura più recente sembra essere accomunata da un progressivo allontanamento dal canone novecentesco (in modi diversi per la poesia o la prosa) e più in generale dalla «letteratura di una volta»; il linguaggio estetico per eccellenza, quello letterario, strumento di conoscenza di sé, è entrato in crisi a partire dagli anni Settanta. Due opere del 1971 testimoniano la consapevolezza dell’impraticabilità della letteratura come fino ad allora era stata intesa: Satura di Montale e Trasumanar e organizzar di Pasolini.

Da questi e da altri tre testi significativi della fine anni settanta (Boccalone, Porci con le ali e Altri libertini) inizia la grande trasformazione della letteratura italiana e quindi il viaggio del libro di Simonetti fino ai giorni nostri, dai Cannibali al noir italiano, dalle testimonianze del terrorismo fino a Trevi, Siti, Piccolo, Mazzantini, Avallone, Albinati, Saviano, per citare solo alcuni dei nomi più ricorrenti in queste pagine.

Dagli anni Settanta, e ancor più negli anni Ottanta, è possibile individuare una progressiva sfiducia nella forma come elemento fondamentale del libro. Non è più per la forma che esso acquista importanza, ma per come sa rendersi sistema passante di informazioni che provengono da altre narrazioni (cinema, pubblicità e TV in primo luogo) e si riversano in altre narrazioni. È una rivoluzione epocale senza comprendere la quale è impossibile capire la letteratura di oggi. E questa è solo una delle rivoluzioni che questo libro mette in evidenza.

Il saggio di Simonetti, oltre a sintetizzare gli autori trattati sia nella forma sia nelle retoriche narrative ricorrenti, riesce anche, data l’ampiezza di visione e la densità delle considerazioni, a confortare il lettore che si trova spaesato non solo dalla fine della «letteratura di una volta», ma anche dalla fine della cosiddetta società letteraria. Oggi non significa più nulla che un libro venga pubblicato da un editore piuttosto che da un altro, in quella collana piuttosto che in un’altra: non esistono più né garanti né garanzie. Non c’è più una critica autorevole o se esiste è frammentata, dispersa dentro o fuori della rete. Il lettore è più solo di prima, ma è anche straordinariamente più libero, a patto che non si perda e sia capace di un lavoro di ricerca e di comprensione sicuramente arduo ma necessario. Lavoro che risulta meno difficile compiere anche grazie a un libro come questo.

https://www.mulino.it/

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