17 Settembre, 2019

Raffaele Guida

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Dal nostro archivio

Per un’etica minima della sfera pubblica

Pier Aldo Rovatti, L'intellettuale riluttante. "Un'istituzione guardata con interesse e preoccupazione dal filosofo è certamente la scuola, travolta da innovazioni tecnologiche e sociali che i soggetti che la abitano o la attraversano – studenti, docenti, genitori – faticano a mediare, risucchiati da un dilagante deficit di attenzione e da competitività e individualismo sfrenati. L'ansia per una comunità disintegrata da forme esorbitanti di atomizzazione e competizione è la lente che l'autore utilizza per leggere la restrizione degli spazi pubblici, il dilagare di forme autoritarie di populismo e l'affermazione sempre più spudorata del potere economico e politico di cerchie ristrette."

Un ombrello è un ombrello è un ombrello è un ombrello

Guido Giannuzzi, Gli ombrelli di Satie. "È noto che Satie fosse un eccentrico. Ma non un tipo squillante. Piuttosto un signore serio e asciutto, nel vortice chiassoso delle avanguardie. Se pioveva, riparava il suo ombrello dentro il cappotto, e una volta che lo aveva dimenticato disse “Devo aver dimenticato l’ombrello. Sarà preoccupato di avermi perso”. Gymnopédiste di professione, come si definì, era considerato dai suoi colleghi un compositore troppo autodidatta, semplice."

Terrore da intenditori

Fritz Leiber, La cosa marrone chiaro. "Del resto, cliquot ha azzeccato tutto: la copertina, la carta, l'impaginazione, il carattere di stampa. Ha anche affidato la traduzione a Federico Cenci, che è un autentico studioso di Leiber. Il risultato è un lavoro di archeologia letteraria di tutto rispetto; però anche un libro che si legge con gusto."

L’uomo è forte: una distopia italiana

Corrado Alvaro, L'uomo è forte. "È bene rileggere questo romanzo, che resta uno dei cupi e disperati monumenti del secolo breve, al tempo stesso documento storico e caposaldo della narrativa europea. Anche per rendere giustizia a Corrado Alvaro, per troppo tempo legato solamente al suo pur bello Gente in Aspromonte e marginalizzato come “autore regionale”, lui che era cosmopolita come il suo personaggio, l'ingegner Dale, e che come Dale il totalitarismo l'aveva visto dall'interno, non solo in Unione Sovietica ma anche nella nostra Italietta in camicia nera".

Il Presidente Allende e il traditore Pinochet

Jorge González e Oivier Bras, L’ombra di Allende, 001 Edizioni. L’ombra di Allende, oltre alla forza della Storia che ognuno di noi conosce, ruota in maniera del tutto originale intorno al tema del tradimento. Tradimento della tradizione democratica del Cile, tradimento della Costituzione e delle leggi, tradimento dei legami affettivi tra le persone che si schierarono all'interno delle famiglie in maniera opposta, tradimento dell’etica per la furia omicida del regime che si abbandonò all'omicidio sistematico e alla tortura; tradimento tra due uomini che, non dimentichiamolo, erano Presidente e Ministro dello stesso governo.