23 Settembre, 2019

Luca Giudici

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Dal nostro archivio

A volte ritornano, ma tornare non basta

Joe R. Lansdale, Bastardi in salsa rossa. "Fra uno spaccato sociale denso di degrado e disperazione, fotografato però con la pepata verve che ha imposto Lansdale all’attenzione di migliaia di lettori, e uno sguardo ai combattimenti clandestini, sia fra cani che fra persone, Lansdale alla fin fine consegna un romanzo che, al solito, si fa leggere dalla prima all’ultima pagina, anche grazie al ritmo cinematografico e a dialoghi spesso esilaranti, al limite del comico."

Vita di Mister Marvel

Bob Batchelor, Stan Lee. "Grande spazio prende, in questo libro, il primo periodo della vita di Lee. L’infanzia da figlio di immigrati ebrei rumeni a New York in piena depressione è un’esperienza che lo plasmerà in maniera definitiva. Il grande entusiasmo per la vita e per la metropoli, ma anche una tendenza privata all’autocommiserazione sarà qualcosa che non lo abbandonerà mai e che caratterizzerà anche il carattere di Peter Parker, tanto per dirne uno. E anche quel misto bizzarro ma riuscitissimo tra spacconeria e insicurezza che troveremo nel tessiragnatele è stato presente nel suo carattere da sempre."

Le ombre della ribalta

Stefano Magni, Despedida."Il romanzo non offre solamente una porta d’accesso per osservare da vicino il dietro le quinte di un mondo che vive altrimenti delle luci vive della ribalta, ma accompagna il lettore sul palcoscenico, lo sistema tra i corpi dei ballerini e gli mostra con precisione i passi e le tecniche che essi compiono."

Tra salute e tragedia

Daniele Mencarelli, La casa degli sguardi - Daniele Mencarelli è il poeta presentato da Milo De Angelis nella sua collana di poesia Niebo nel 2005. Qualche anno prima, proprio all’inizio del secolo, una raccolta di versi uscì nelle edizioni di un’importante rivista letteraria. E, per le Tipografie Vaticane, Bambino Gesù, una manciata di versi scritti col sangue e il sudore d’esperienza personale dentro le mura dell’ospedale pediatrico romano.

Poesia nei minuti depredati della luce

Agota Kristof, Chiodi. "I versi di Kristof – che nella sua bella postfazione Pusterla definisce «atroce e struggente» – non conoscono punteggiatura; in essi vi è un fluire di parole che lentamente precipitano verso una chiusura che coincide con un'impossibilità: «morti camminano / per queste vie anche io sarò pallida se solo sapessi / dove andare da chi e perché» scrive in «La finestra della notte»."