Tutti gli articoli di Lorenzo Mari

L’esperimento africano

Giorgio Manganelli, Viaggio in Africa, Adelphi, pp. 71, €7,00 stampa

recensisce LORENZO MARI

Secondo quello che è ormai un cliché, la letteratura è il luogo per eccellenza del viaggio immobile. Da lettori o da scrittori, si può viaggiare anche stando seduti alla scrivania o sul divano; la variazione negli effetti, però, può essere notevole nel caso in cui il viaggio sia stato realmente sperimentato. Aggettivo, quest’ultimo, che non vuol essere casuale: non si tratta tanto di dire se si sia fatta più o meno esperienza di qualcosa, se quel qualcosa sia stato realmente esperito, quanto di verificare, in modo sperimentale, cosa significhi scrivere di un viaggio.

A rendere evidente questo slittamento è stato Giorgio Manganelli, con uno dei suoi titoli più noti: Esperimento con l’India (1992). Tuttavia, il viaggio in India del 1975 è preceduto da una prima e fondamentale trasformazione, con la traversata africana del 1970 che è al centro di Viaggio in Africa, recentemente ripubblicato da Adelphi con postfazione di Viola Papetti.

Il testo nasce come scritto su committenza per la società multinazionale Bonifica, fortemente interessata, all’epoca, al progetto di una strada litoranea, la Transafricana1, che collegasse Il Cairo a Dar es Salaam, in Tanzania. Il progetto – dalle vaghe tinte neocoloniali, come Manganelli non manca, tra le righe, di ricordare – non fu mai realizzato, e nemmeno Manganelli si lasciò irretire dalle richieste del committente, consegnando un testo che tutto era, fuorché una celebrazione dell’impresa da compiere. Nella formula, più alchemica che scientifica, dell’esperimento, sono memoir, narrazione di viaggio e scrittura filosofica a intrecciarsi e fondersi, in trentacinque cartelle (poco più di cinquanta pagine, nell’edizione Adelphi) che interrogano la diversità naturale, e insieme culturale, attraversata.

Il ritratto che ne esce è esotizzante solo per alcuni assunti di fondo – un’Africa hegelianamente senza scrittura, senza Storia e senza Stato, come si legge in più di un passaggio – ma la coscienza della propria posizione di osservatore europeo, abituato ai diversi spazi e tempi dell’Europa iper-urbanizzata, affiora sin dalle prime righe del testo. Tornerà, poi, nella conclusione, davanti al Partenone, visitato sulla strada di ritorno, e percepito come imposizione violenta di una razionalità materiale e visuale su uno spirito altrettanto demonico come quello della cultura greca classica.

Non c’è spazio nemmeno per una celebrazione esotizzante della bellezza del continente. «L’Africa sconfinata si rivela come una serie di schegge solitarie, concluse ed isolate», scrive Manganelli: non è solo la disperata solitudine dei villaggi visti dall’aereo, lontani da ogni strada e quindi già esclusi in partenza da un progetto come quello della Transafricana1, ma anche l’isolamento di una condizione politica ed economica nella quale la cosiddetta «modernità» non è stata immediatamente sinonimo di speranza e futuro, rivelandosi piuttosto come la principale arma dello sfruttamento coloniale.

http://www.adelphi.it

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Prima del terremoto

Valerio Valentini, Gli 80 di Camporammaglia, Laterza, 2018, pp. 141, €15 stampa €8,99 ebook

recensisce LORENZO MARI

Oscillante tra memoir e narrazione corale, l’esordio letterario di Valerio Valentini non è quel che sembra, ovvero un libro sul terremoto del 6 aprile 2009 in Abruzzo. O meglio, non si tratta soltanto di un libro che ripercorre quegli avvenimenti cercando di delinearne la portata storica. Com’è stato sottolineato in altre recensioni, Gli 80 di Camporammaglia, già vincitore del Premio Campiello 2018 per l’opera prima, ha al suo al centro piuttosto il dipanarsi di una mutazione antropologica che precede il terremoto, per poi rendersi definitivamente manifesta tra le macerie create dal sisma.

Si tratta della scomparsa della civiltà paesana, non più e non solo contadina, di Camporammaglia, probabile trasfigurazione letteraria del paese aquilano di Collemare di Sassa, dov’è cresciuto l’autore. Ed è proprio su questo sgretolamento che fa leva la narrazione, non tanto per ricordare Camporammaglia con le parole dell’elegia, quanto per mostrare le trasformazioni sociali in atto in tutta la loro complessità esistenziale. Obiettivo pienamente riuscito, questo, anche grazie al genere ibrido adottato da Valentini e all’impasto linguistico, che nelle sue diverse declinazioni, tra dialetto e italiano, risulta sempre molto controllato.

Sembrano lontani, dunque, i tempi della vivacità stilistica di un testo come Libera nos a Malo di Meneghello, che per altri versi è simile a quello di Valentini per tematica e pastiche linguistico. Non che questo sia necessariamente un difetto; a conferire, anzi, un particolare nitore alla pagina di Valentini è una scrittura al tempo stesso partecipe e analitica, che non fa sconti a nessuno. La matrice è forse da ricercarsi nei migliori esempi della scrittura giornalistica e per il lit-web (Valentini è stato redattore di una delle esperienze più interessanti, in questo senso, 404 File Not Found) più che nel canone letterario italiano, spesso portatore, per derivazione gergale, di inutili sofisticazioni e barocchismi.

Il terremoto resta quasi sempre a margine della narrazione, configurandosi innanzitutto come luogo del trauma: è la causa immediata, e per certi versi superficiale, dello sconvolgimento delle vite degli ottanta camporammagliesi, ma è anche la ferita che non si può rimarginare, né con l’elaborazione individuale del lutto, né con i mezzi inefficaci della ricostruzione materiale. La si mostra per sottrazione, senza coprirla di velleità retoriche, evitate, del resto, anche nelle parti in cui si indugia su un possibile percorso di formazione del narratore.

Anche qui, a margine del percorso di crescita individuale, restano zone buie e inquietanti, che il testo ha il merito di indicare, senza poi avventurarsi nella loro esplorazione per darne, infine, un’interpretazione univoca e artificiosamente decisiva. Sono le zone d’ombra che fiancheggiano ancora la strada verso Camporammaglia, ma che fanno capolino anche a ritroso, guardando verso la società italiana nostra contemporanea.

https://www.laterza.it/

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