Una risata li seppellirà

29 Novembre 2017

Marco Malvaldi, Negli occhi di chi guarda, Sellerio editore, pp. 274, € 14,00 stampa, € 9,99 ebook

recensisce VALENTINA MARCOLI

Marco Malvaldi, il chimico di Pisa ma tifoso del Toro – perché come spiega lui “la squadra di calcio e la moglie non te le scegli, al massimo sono loro a scegliere te” – ritorna a far ridere i suoi lettori con un romanzo sorprendente. Malvaldi è già noto ai lettori per i romanzi della serie del BarLume, da cui è stata anche tratta una serie televisiva, in cui un gruppo di vecchietti si ritrova al bar per giocare a carte e risolvere omicidi. Ma è nei romanzi che non fanno parte di questa serie che l’autore dà il meglio di sé.

Negli occhi di chi guarda brilla per lo stile puramente toscano, ricco di battute pronte e dall’ambientazione decisamente suggestiva. Siamo infatti in maremma, a Poggio alle Ghiande, l’enorme tenuta di proprietà dei gemelli Zeno (collezionista di opere d’arte) e Alfredo (finanziere in difficoltà economica) Cavalcanti. La bellezza di una simile location ovviamente attira le mire di un’importante Holding cinese, la SeaNese, che manda in loco per definire gli ultimi dettagli della compravendita l’architetto Giorgetti e l’ingegner De Finetti.

Questo romanzo è ricco di personaggi che come tessere di un puzzle s’incastrano alla perfezione, senza sbavatura alcuna. Ci sono gli inquilini degli appartamenti della tenuta, Raimondo il tuttofare ex galeotto e Potr il custode polacco. Tornano anche il genetista Piergiorgio e la filologa-archivista Margherita, che abbiamo già conosciuto in “Milioni di milioni”, a cui Malvaldi si è affezionato tanto da riproporli, anche con lo scopo di farci arrivare un ben preciso messaggio, ossia che la scienza spiega qualcosa che non sappiamo mentre l’umanesimo spiega qualcosa che ci siamo dimenticati.

Un libro che parla di arte (che sta negli occhi di chi guarda) ma che fornisce anche nozioni scientifiche e curiosità che è raro trovare in una lettura. Malvaldi spiega così la sua scelta di inserire questi “special guest”: “Perché tenere per sé concetti e fatti così curiosi? Tutti dovrebbero goderne. Ma io uso dei trucchi da prestigiatore.” Eh già, perché come ha confessato, il suo trucchetto sta nel concludere la spiegazione con una battuta. In pratica è scientificamente provato che nel cervello si crea la nuova sinapsi nel momento in cui l’azione osservata o descritta non è lineare. Poniamo che il mago si nasconda la carta nei pantaloni fingendo di sistemarsi la cintura, il cervello la percepirà come normale e non si accorgerà di nulla. Ma se una volta esposto il concetto, si ottiene una reazione come può essere una risata, ecco allora che il cervello immagazzinerà la nozione creando la nuova sinapsi.

Una scrittura che per lo stile e l’ambientazione ricorda un classico della letteratura inglese, strizzando l’occhio al miglior Wodehouse. Un autore che distrae il lettore dai problemi della quotidianità. La costruzione di due delitti che richiamano il grande classico dell’omicidio a porta chiusa. Il tutto con intelligenza e arguzia. E alla fatidica domanda che tutti gli scrittori temono su cosa ci sia di autobiografico nei suoi romanzi, Malvaldi risponde: “Qualcosa c’è ma io sono una persona innocua sebbene finora i cadaveri ammontino a circa una dozzina, ed è vero che non ci sono scene di sesso ma vi assicuro che l’argomento non mi dispiace!”.

 

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