Ti racconto un anno

Anna Ruchat, Gli anni di Nettuno sulla terra, Ibis, pp 124, €14,00 stampa

recensisce VALENTINA MARCOLI

Quando incontro un autore che non conosco affronto la cosa come fosse un po’ una sfida personale e un arricchimento anche, cosa che in fondo è. Con Anna Ruchat è stato così. Mi è capitata tra le mani questa particolarissima raccolta di racconti che ho letto tutta d’un fiato e che è stata una piacevole sorpresa.

Sono dodici racconti, uno per ogni mese dell’anno, ambientati in epoche diverse che vanno dagli anni Settanta fino ai giorni nostri, tutti anticipati da un aneddoto curioso riguardante il mese di riferimento del racconto che lo segue. Brevi, d’impatto, caratterizzati da una scrittura che sfiora talvolta l’ermetismo – ed ecco spiegata anche la non facilità di lettura – e tutti legati da una sensazione di piacevole disagio. Lo so, di solito il disagio non è piacevole ma in questo caso lo è eccome.

Ecco forse il senso di “Nettuno” nel titolo, qualcosa che conosciamo solo superficialmente, che non abbiamo mai approfondito e che ci rende subito diffidenti perché non familiare. Attimi, frammenti di una quotidianità in cui i personaggi non sono né colpevoli né innocenti se non nella mente del lettore, ma che mostrano una forza non indifferente, un coraggio da leoni nel voler prendere la propria vita in mano e farne qualcosa di migliore.

Un libro che ti mette subito al tuo posto a partire dal primo racconto, geniale per quanto spiazzante, “La gelata del ’63”, in cui un gennaio freddissimo accompagna il viaggio in tram di un’anziana signora coperta del solo pigiama e un cappotto, e un tuffo nei ricordi del passato interrotti solo da un giovane assistente col compito di ritrovare e riportare la paziente all’ospedale psichiatrico. Oppure “Il nuovo lavoro” che descrive alla perfezione la smania di immischiarsi nelle vite altrui per cercare la conferma ai propri sospetti, togliendo così l’opportunità ad una giovane ragazza di crearsi un’indipendenza lontano da casa, facendo la baby sitter in una famiglia in Svizzera accusata di abusi su minori.

Poche pagine per un libro che tra le mani scotta in quanto a qualità, una piccola rarità persa nell’oceano, anzi pardon, nell’universo immenso che è l’editoria contemporanea. Una lettura necessaria per conoscere una scrittura diversa dal solito, per nulla commerciale e che si distingue dalla massa come un raggio di sole in una giornata coperta.

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