Thanks, ma’am

Eudora Welty, Un attimo immobile, tr. Vincenzo Mantovani e Isabella Zani, Racconti edizioni, pp. 188, € 17,00

recensisce MARCO PETRELLI

La scrittura di Eudora Welty trasuda Southern Charm. Questo tratto antropologico, di cui gli abitanti del Sud degli Stati Uniti si fanno ancora vanto, si esprime in una naturale tendenza alle buone maniere, in una diffusa ed esibita cavalleria nei confronti del genere femminile (provate a rivolgervi a una signora senza l’imprescindibile appellativo ma’am e riceverete come minimo un’occhiata di biasimo) e, naturalmente, nel bel parlare. O nella bella scrittura, nel caso di Welty.

Elegantissima prosatrice, spesso menzionata soprattutto come una delle voci più importanti del Southern Gothic (è un gioiello del genere il suo Nozze sul delta, edito da Longanesi nel 1947, quindi da Editori Riuniti nel 1984, e ora fuori stampa), l’autrice mostra in questa preziosa raccolta di racconti tutta la ricchezza della propria vena creativa. Otto storie perfette che sono un caleidoscopio di emozioni e situazioni narrate con un garbo affettuoso e con un linguaggio raffinato che non è però mai ingessato o stucchevole. C’è da ringraziare Mantovani e Zani per essere riusciti nell’impresa di rendere anche nella nostra lingua lo stile inconfondibile di Welty, espressione quasi miracolosa della naturale propensione al racconto che gli abitanti del Sud hanno ereditato dai loro antenati celtici, narratori mitici la cui vena fantastico-onirica è tutt’ora rintracciabile in un gran numero di opere provenienti da questa regione – e questo libriccino non fa eccezione.

Miss Eudora, inoltre, fu anche un’eccellente fotografa, arte che si riversa nelle sue pagine attraverso una notevole accuratezza nella scelta del linguaggio, ritraendo con grazia le avventure magico-realistiche dei protagonisti. Tra i vari esempi delle situazioni poetiche e surreali narrate da Welty abbiamo: un approccio originale alla famosa (almeno negli USA) cospirazione di Burr, raccontata attraverso gli occhi di un giovane sordomuto che osserva le confabulazioni dei congiurati quasi come fossero dei fantasmi emersi dalla notte del Mississippi; la storia struggente e divertentissima di un uomo che coinvolge un intero paese alla ricerca della moglie presunta suicida tra i flutti del fiume Pearl; gli ultimi giorni di un vecchio cupo e bizzarro che ha imbottigliato i rami degli alberi della sua proprietà per imprigionare gli spiriti nascosti in questi, e una donna con un vistoso cappello in un casinò di New Orleans che forse è un fantasma, o forse no.

Grazie all’impegno di Racconti edizioni, che ha già pubblicato Una coltre di verde, altra notevolissima raccolta di short stories, anche i lettori italiani possono avvicinarsi o riavvicinarsi a questa voce fondamentale della letteratura contemporanea, che da noi è stata praticamente dimenticata ma che fu la prima autrice vivente a essere pubblicata nella Library of America (e scusate se è poco). Mi raccomando solo di accostarvi alla scrittura di Eudora Welty con tutta la reverenza e l’educazione che si riservano alle signore d’un tempo. Thanks, ma’am.

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