Sussulti dell’umano

Patrick Chamoiseau, Fratelli migranti. Contro la barbarie, tr. Maurizia Balmelli e Silvia Mercurio, add editore, pp. 123, euro 14,00 stampa, euro 6,99 ebook

recensisce ROBERTO DEROBERTIS

«Fai in modo che nessun dato del mondo ti appaia ostile» scrive Patrick Chamoiseau, scrittore martinicano di lingua francese, in questo dirompente libro pubblicato dalle edizioni add di Torino, che aggiungono un nuovo tassello ad un catalogo molto attento alle culture nere sparse per il globo. Il volume è diviso in 17 brevi capitoli con una Dichiarazione dei poeti (vera chiamata poetica alla resistenza) e il manifesto poetico-politico Per un’ospitalità mondiale che chiudono il testo con un chiaro intento etico e di lotta.

Da una terra di colonizzazioni e transculturazioni tra Africa, Americhe ed Europa, Chamoiseau (1953) scrive un monito contro l’illusione di salvarsi alzando muri e segnando confini che risvegliano mostri atroci nel cuore dell’Europa. Letto nel paradossale ordine del discorso odierno, tendente a promuovere l’idea che solidarietà ed empatia siano disvalori di un universo simbolico apostrofato come buonista, questo testo, nonostante la cifra da buoni sentimenti del titolo, mette in chiaro che non c’è altra strada per gli intellettuali che una serrata critica al capitalismo come fondamento delle disuguaglianze sociali e del razzismo. In questo contesto, la vita materiale dei migranti, i loro corpi e la loro morte sono «sussulti» dell’umano che ci obbligano a fare i conti con l’accoglienza che fa parte del bagaglio emotivo e relazionale dell’essere umano quando incontra l’arrivante imprevisto; in essa, scrive Chamoiseau, «ci si aggroviglia l’un l’altro».

Con una lingua che ricerca l’effetto folgorante dell’aforisma, Chamoiseau descrive un mondo invaso dalle merci e dalle connessioni elettroniche ma chiuso alla circolazione degli esseri umani. La sua prosa poetica non disdegna di cimentarsi con la prosa di un mondo ridotto a dati. Anzi, la presa d’atto della materialità economicistica che pervade la nostra vita – fino a prenderne il sopravvento – è l’unica possibilità di fare esodo dal dominio del «Mercato». Questo esodo si prepara, secondo l’autore caraibico, mettendo in moto modalità di esistenza opposte alle «leggi del profitto», alternative al «nomadismo santificato delle rendite dei capitali». Questa alternativa è la «mondialità» che per lo scrittore è l’estensione dell’umano, l’interezza non totalizzante delle individualità, l’apertura agli incontri, all’ignoto e al meraviglioso, è lo sconvolgimento degli immaginari.

Chamoiseau si richiama esplicitamente al Pasolini delle «lucciole» – che partiva come riflessione su un nuovo tipo di fascismo… – e al suo conterraneo Édouard Glissant, dal quale mutua l’idea di mondialità; ma la sua scrittura rimanda inevitabilmente al Discorso sul colonialismo (1955) di Aimé Césaire: se quella era una ragionata e fendente invettiva contro l’Europa che a metà anni Cinquanta (in piena Decolonizzazione e dieci anni dopo la fine del nazifascismo) non aveva fatto ancora i conti con la condizione del proletariato e dei colonizzati, quello di Chamoiseau è un pamphlet poetico che letteralmente ondeggia nelle stesse acque attraversate dai migranti. E tuttavia, gli obiettivi della polemica sono gli stessi: oltre sessanta anni dopo, l’Europa è preda di una degenerazione politica e la nostra epoca sembra richiedere la potenza di una scrittura che metta mano alle piaghe del profitto, del confinamento e della disumanizzazione, interpellando la complicità di lettori e lettrici affamate di parole di resistenza all’abbrutimento dilagante.

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