Scopate boreali

Bergsveinn Birgisson, Risposta a una lettera di Helga, tr. Silvia Cosimini, Bompiani, pp. 142, € 13,00 stampa, € 8,99 eBook

recensisce ELIO GRASSO

Scrittore islandese, residente in Norvegia, impressione di solido mestiere in un racconto che tiene conto delle profonde tradizioni contadine e pastorali di un territorio in cui la forma fisica è necessaria per lavorare, vivere, curare le bestie e il corpo delle donne amate. Nelle fenditure dei ghiacci, tra improvvisi squarci di vapore surriscaldato, non ci si libera del passato: lì vive, a stretto contatto con gli allevamenti di bestiame e lontanissimo dalla città, un uomo capace di amare fino alla vecchiaia, e di scrivere intorno a questo amore in un’ultima lettera a Helga, colei che gli aveva fatto scoppiare la brama di un corpo prosperoso.Bompiani

Bjarni, a novant’anni, sente sgorgare dal profondo la volontà di confessarsi all’amante perduta, considerando il tradimento verso la moglie come una specie di vendetta degli dèi islandesi invidiosi di un pastore adultero, impostore, e così traboccante di potenza sessuale. Nasce una lettera, narrata dal romanzo di Birgisson, in risposta all’unica missiva scritta da Helga, dove la vita consumata da Bjarni in lavori materiali su macchinari, bestiame e pesci destinati all’essiccamento, riceve i lampi improvvisi di una passione travolgente e le fantasticherie disperse in gelidi venti primaverili.

I due amanti sono vicini di casa, lui spesso osserva la donna attraverso il binocolo, mentre la moglie Unnur esplode la sua rabbia con frasi dirompenti. All’abile pastore cresce ogni giorno di più il desiderio per quelle forme perfette e sinuose quanto i fiordi dell’Est. In un luogo dove le famiglie sanno tutto di tutti, ogni cosa appare prolifica e tormentata da alienazioni nordiche, perfino lo scandalo si trasforma nel frutto di un territorio che rovescia addosso ogni genere di guai concreti alla mercé di eventi climatici atavici e “generosi”. Nella lettera Bjarni racconta i fatti e gli eventi di cui è stato protagonista, si strappa dal petto l’impasto di torrida violenza insito nella brama, come se la propria natura animale avesse avuto il sopravvento in gran parte dei lunghi anni trascorsi nella fattoria. Con una vicina di casa tanto desiderabile, e i rispettivi consorti preda di intorpidimenti congeniti, con un paesaggio grondante sangue e tramontana e ricco di sortilegi, giungere a un punto di non ritorno si trasforma in qualcosa di essenziale e inevitabile.

Le superstizioni sulla monta degli ovini, il controllo delle loro carni per verificarne lo stato più o meno pasciuto, s’accavallano all’evidenza dei seni bianchi e delle forme rigogliose dell’amata. Su tutto sembra fiammeggiare la presenza delle femmine troll nell’Edda di Snorri, caldo esempio di membra fumanti e gambe divaricate ai bordi del fiume gelido. Le fantasie dell’uomo seguono il ritmo delle stagioni islandesi, abbondanti di metamorfosi, trovando l’acme in un eterno giorno di primavera quando l’accoppiamento avviene in un profluvio di furia.

Birgisson descrive con rara efficacia il paesaggio interiore dell’uomo immerso nel panorama boreale e scintillante. Capacità letteraria di un autore poco conosciuto in Italia, e merito della traduttrice Silvia Cosimini che ci offre il ricordo di antichi film girati su isole lontane (Bergman, certo) dove il gelo e il bianco e nero stagliavano personaggi di inaudita presenza scenica. Dalla Lettera riemergono le stagioni dell’amore in un paese dove gli eventi atmosferici esaltano corpi trionfanti e votati a salvaguardare la terra, il mare, le dimore e gli animali. L’uomo ormai anziano, che guardava la donna nel suo splendore, non teme questo mettere a nudo il cuore, né ammettere i propri errori.

Gli impeti erotici, per la verità, sembrano esaltare tempi in cui non si temeva di considerare l’invadenza del corpo come qualcosa di contrario alla civiltà. Ne risulta un mondo arcaico di grande impatto, pieno di rischi ma dove le ricchezze femminili e maschili sono ancora saldamente intrecciate alle antiche cadenze della natura. La scrittura di Birgisson vi si adegua, ne trae vantaggio, e rimanda a noi confessioni schiette che consideravamo estinte. “Ogni singolo giorno della mia vita ho tratto piacere dagli animali” riconosce l’autore della lettera al termine del romanzo. Affinare le greggi è affinare la mente e i pensieri sulla vita vissuta. Helga ne faceva parte, una lettera l’ha raggiunta: ma solo nell’al di là, poiché Helga è morta, e il suo amante sta ancora sull’argine a riempirsi di luce, “arenato vecchio” tra due poggi in Islanda.

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