Ritornata

13 Agosto 2017

Donatella di Pietrantonio, L’arminuta, Einaudi, pp. 162. euro 14,87 stampa, euro 8,99 ebook.

Rcensisce VALENTINA MARCOLI

Tra le novità editoriali uscite quest’anno questa è senz’altro una tra le più importanti. L’autrice non è nuova a questi exploit: nel 2011 ha esordito con Mia madre è un fiume (Elliot) e nel 2014 è tornata con Bella mia (Elliot), romanzo con cui ha partecipato al Premio Strega. Tre anni non l’hanno fermata, né l’ha fermata il suo lavoro di odontoiatra, perché quando la vena dello scrittore pulsa non c’è niente da fare, bisogna ascoltarla e così, mentre di giorno salvava le bocche dei suoi pazienti, all’alba – come racconta sempre lei – scriveva.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: la candidatura al premio Campiello lo dimostra appieno, il numero dei lettori che ora la conoscono si è notevolmente cresciuto, anche grazie alla storia racchiusa nelle pagine di questo impressionante romanzo. Due i punti cardine: il primo è un tema molto caro all’autrice, ovvero la maternità, descritta in questo caso in maniera forte ed estrema, mentre il secondo è l’Abruzzo, la sua terra natia che non è solo lo sfondo, il paesaggio in cui la trama si sviluppa ma è esso stesso un personaggio vivo e presente.

Quando si scrive un libro si deve essere capaci di catapultare il lettore nella storia come Bastiano ne La storia infinita di Ende, e questa prerogativa appartiene a pochissimi eletti. Tra questi troviamo anche Donatella Di Pietrantonio, che con la sua giovanissima protagonista mette a suo agio il lettore, non lo fa sentire straniero, nemmeno quando i dialoghi sono in dialetto.

L’Arminuta, la ritornata, perché è questo il suo significato, viene riconsegnata come fosse un pacco alla madre biologica scoprendo così di essere stata adottata. L’ambiente che l’accoglie, se di accoglienza si può parlare, è devastante, di assoluta povertà. Lega fin da subito con una delle sorelle, Adriana che la prende sotto la sua ala protettiva spiegandole come si vive – o sopravvive – lì. Si mangia quello ci si guadagna col proprio lavoro, non si butta via nulla, e la scuola è considerata tempo perso. Poi arriva il tempo del riscatto. Un linguaggio asciutto, duro, una storia che è una lama affilata che entra nell’animo e affonda sicura fin nel profondo per lasciare in superficie la cicatrice della memoria.

http://www.einaudi.it

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