Retorica di lusso

Gorgia, Encomio di Elena, a c. di Monica Tondelli, Archinto, pp. 64, € 12,00 stampa

recensisce ELIO GRASSO

A Gorgia si addice la transumanza in questo agile libretto curato da Monica Tondelli, e la bellezza per niente mite che lo accompagna alla spartana Elena. Il cui encomio, dentro la spettacolare retorica, piena di “effetti speciali”, ci porta in territori da tempo abbandonati dall’attuale depressione. Il che equivale a trasformare la nostra civiltà in qualcosa di equivoco, di scioglimento del ragionare. Tanto da sembrarci abissali i venti capitoletti portati in dote da Gorgia verso i Greci a favore di colei che, rivolgendosi contrita al suocero Priamo, si definì “cagna maligna” in alcuni passaggi dell’Iliade.

L’autoaccusa sembra esagerata, l’aver seguito Paride a Troia diventa la somma colpa di un’avvenuta tragedia. La funzione omerica mette in risalto questa psicologia umana, sempre divisa fra l’autodeterminazione e la responsabilità divina degli atti compiuti. Elena nella vergogna è sempre donna di variegata forza, persino di dominanza. Il siciliano Gorgia, di fronte agli ateniesi, mette in campo tutta la sua maestria nell’arte della parola, allo scopo (forse didattico) di smontare, riuscendoci, la cattiva fama di una donna fino a quel momento indifendibile. Protagonista femminile tra le più famose dell’epica antica, anche più di Penelope, Ecuba e Clitennestra, al centro di accuse e controaccuse soprattutto nelle Troiane di Euripide.

Tondelli guida il lettore, con abilità e profonda conoscenza, in questo spazio convulso in cui sembra temerario addentrarsi probabilmente perché lì percepiamo le origini profonde della nostra psiche archeologica. Quanto viene oggi scambiato (quando va bene) come oggetto di curiosità arcaica sta alle fondamenta dell’esistenza umana nel bacino del Mediterraneo. La mediazione retorica di Gorgia, guidata qui da presentazione e note accurate, riesce ancora a solleticare e restaurare le rare vestigia d’intelligenza che albergano in noi. Il ritmo e la struttura dell’Encomio lo avvicinano alla capacità seduttiva della poesia, con tutta la funzione espressiva che compete a quest’ultima. Anche se lo scintillio formale dell’originale viene pressoché perduto nella traduzione, resta intatto il fascino del ragionamento di Gorgia proiettato in una storia al contempo molto umana e molto offuscata dall’ingerenza degli dèi.

Sarebbe bene che i consueti viaggiatori delle classifiche editoriali (in questa irritante età dell’inconsistenza) di tanto in tanto se ne allontanassero, non per questione di sofisticati snobismi ma per consentirsi una (pur minima) possibilità di rintracciare libretti come Encomio di Elena e un qualche inattuale discendente del sofista (che morì per altro ultracentenario) di Leontini.

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